Celebrazione della Parola di Dio nella Giornata per la cura del creato. Meditazione del pastore valdese Bouchard

Lo spazio verde del centro parrocchiale in via Posta a Mirandola ha accolto la Celebrazione ecumenica della Parola di Dio dal titolo “Acqua Viva” – ispirato all’incipit del capitolo 47 del libro di Ezechiele – sabato 26 settembre, nella 21ª Giornata di preghiera per la cura del creato, promossa dal Consiglio delle Chiese Cristiane di Modena. La liturgia è stata guidata dal pastore valdese Daniele Bouchard, dal vescovo Erio Castellucci e da padre Simion Moraru della Chiesa ortodossa moldava. Ad in- la preghiera Fausto Prandini, direttore del Servizio interdiocesano Migrantes per la pastorale della mobilità, per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Hanno partecipato Federica Marampon, incaricata interdiocesana per la custodia del creato, il parroco di Mirandola, don Fabio Barbieri, i membri del Circolo Laudato si’ di San Possidonio, e una rappresentanza di quanti nelle parrocchie si occupano dell’animazione pastorale sui temi dell’ecologia integrale. I canti sono stati animati Comunità Masci San Francesco di Mirandola.
Molto coinvolgente la meditazione del pastore Bouchard, che si è soffermato su tre compiti a cui sono chiamati i credenti in Cristo. Innanzitutto, occorre denunciare le cause: “se il mondo è inquinato non è per una sventura, ma perché un certo modello di sviluppo lo ha inquinato. Certo, qualcuno è più colpevole di altri nella distruzione del creato, ma ci sono spesso meccanismi di cui tutti noi siamo strumenti senza nemtrodurre rendercene conto. Denunciare è dovere di ogni cittadino di questo mondo, ma noi, come cristiani, abbiamo il compito di dire che il Dio della scrittura, il Dio di Gesù Cristo, condanna i comportamenti contro il creato”.
Questo primo passo però non basta, ha proseguito il pastore. Bisogna infatti impegnarsi a “salvaguardare il salvaguardabile. Molto purtroppo è già stato distrutto e ci sono punti di non ritorno già superati. Resta però ancora molto da salvare. Le asdalla sociazioni che lavorano per la salvaguardia dell’ambiente sono tante, si tratta solo di scegliere quella che ci corrisponde di più”. Tuttavia, ha ribadito, “come cristiani siamo chiamati a farlo nel nome del Creatore, il Dio di Gesù Cristo, che soffre perché il suo creato è così maltrattato e ridotto in fin di vita. Credo davvero che tale impegno sia parte integrante dell’essere cristiani oggi”.
In questo quadro desolante, ed è il terzo aspetto toccato dal pastore Bouchard, compimeno to imprescindibile dei cristiani è portare la speranza. Un annuncio che, ovviamente, “non va confuso con lo sminuire il problema, perché, diciamolo chiaro, da un punto di vista puramente umano, non c’è motivo per sperare. Eppure, come l’Apostolo Paolo, noi cristiani speriamo contro ogni speranza, perché la vera speranza si fonda in Dio. Verrà un tempo, ci sarà un luogo, ci sarà un modo, in cui il Creatore interverrà a favore del suo creato e questo intervento sarà determinante. Già lo preannunciava Ezechiele – ha concluso – con l’immagine del torrente che scende dal tempio di Gerusalemme, capace di portare vita e guarigione alla terra”.
Proprio a simboleggiare idealmente questo fiume di acqua rigeneratrice, una pianticella, sopravvissuta al grande caldo di quest’ultima estate, è stata irrigata sull’altare allestito nel prato, per concludere insieme con la recita del Padre Nostro, la preghiera che unisce tutti i discepoli di Gesù.






