La chiesa di Gesù Redentore a Modena ha accolto, nella mattina di sabato 13 giugno, l’assemblea pastorale interdiocesana, presieduta dal vescovo Erio Castellucci, alla presenza di sacerdoti, religiosi, operatori e fedeli delle diocesi di Modena-Nonantola e di Carpi. L’incontro è stato introdotto dalla preghiera e dal commento biblico a cura di don Giacomo Violi, una riflessione sul brano degli Atti degli Apostoli (8,26-40) che narra del dialogo tra Filippo e l’eunuco etiope, un testo scelto dal vescovo Erio per declinare il profilo di una chiesa in uscita ispirata dallo Spirito.
A monsignor Maurizio Trevisan, vicario episcopale per l’ambito pastorale, il compito di aggiornare l’assemblea sul percorso dell’unificazione che ha riguardato la riorganizzazione dei servizi e la costituzione dei vicariati con la recente nomina dei Vicari zonali. La notizia importante è che il 1° giugno il Vescovo ha firmato il decreto che istituisce ufficialmente i Vicariati, definendone compiti e ambiti di responsabilità.
Nel suo intervento, mons. Castellucci è partito dai fondamentali, il Concilio (Gaudium et spes), la “chiesa in uscita” di papa Francesco (Evangelii Gaudium), i quattro punti cardinali della fede di Benedetto XVI, il Cammino Sinodale con le recentissime linee guida affidate ora alle chiese locali. E’ da queste ultime che emerge l’indicazione di orientamenti pastorali da sviluppare in un triennio prendendo come punto fondamentale, condiviso dalla maggior parte delle diocesi italiane, la formazione alla fede, dai bambini agli adulti. Una “Chiesa in uscita” deve assumere “un nuovo paradigma” della formazione che si avvale di esplicito “rinnovamento della metodologia”. Per Castellucci si tratta di “tenere quanto di buono è già stato fatto”, dando vita a una “visione più integrale e globale” dei percorsi formativi delle singole fasce di età. L’invito – ha proseguito – è quello di “partire dall’esperienza concreta e avere l’elasticità necessaria a ricavare il Vangelo dalla realtà di tutti i giorni”. L’arcivescovo ha così parlato di “nuovi strumenti”, anche digitali – che è un’esigenza emersa dal Sinodo – per superare le proposte “solamente dottrinali, spesso incasellate nell’anno scolastico”. L’esempio è quello delle prime comunità cristiane che sperimentavano, nelle case le quattro dimensioni dell’Annuncio, dell’unione fraterna, della frazione del pane (l’Eucaristia) e della preghiera: una fede professata, celebrata, vissuta e pregata come ha indicato papa Ratzinger.
Di seguito il testo integrale dell’intervento del Vescovo:
Intervento all’Assemblea interdiocesana di fine anno pastorale – Parrocchia di Gesù Redentore, Modena – 13.06.2026
Intervento all’Assemblea interdiocesana di fine anno pastorale
Parrocchia di Gesù Redentore
Modena – 13.06.2026
- Grazie a tutti: per la presenza (ricordando chi voleva esserci e non ha potuto) e per la testimonianza e attività quotidiana nelle vostre comunità cristiane, familiari, civili. Grazie ai vicari, generali e di ambito (pastorale e amministrativo) e in particolare oggi ai cinque vicari territoriali che, scelti entro le terne, hanno accettato questo delicato servizio. Presto saranno formate anche le équipe: ringrazio anche i laici, i diaconi, i consacrati e le consacrate che accettano di farne parte. E grazie poi ai responsabili laici delle due aree pastorali – annuncio e prossimità- alla segretaria generale e ai direttori dei nuovi Servizi.
Il processo di unificazione delle nostre due Diocesi in quest’anno pastorale ha percorso due tappe importanti – appunto la formazione dei cinque nuovi grandi vicariati (al posto dei 13 + 6 zone precedenti) e la costituzione degli undici nuovi Servizi (al posto dei 28 uꢀici precedenti). Ci siamo mossi su questi due principi: semplificazione nell’ottica della sussidiarietà e una maggiore attenzione al territorio, e nell’ottica dell’integrazione tra i diversi ambiti pastorali.
- L’idea maturata lungo questo anno, per quanto riguarda gli orientamenti pastorali, è di impostare un tema per il prossimo triennio (il tempo delle nomine “ad experimentum” dei direttori dei Servizi e dei Vicari). E il tema, in linea con il Sinodo universale e il Cammino sinodale italiano, e in continuità con le scelte operate in questi anni dalle nostre due diocesi, è la formazione alla fede e alla vita. Continueremo assumendo sempre la nota della pace come tema-guida per questo anno, dentro però ad una metodologia formativa, che proporremo nel triennio, che comprende l’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi, la formazione dei giovani e degli adulti, l’attenzione ai ricomincianti.
Prendiamo le mosse dall’orizzonte attuale. GS 1 e LG 9 invitano la Chiesa ad assumere la situazione del mondo come propria. Papa Francesco invita a superare il ripiegamento della Chiesa su se stessa. Potente il testo di EG 49: “preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine aꢀamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37)”. Oggi la “moltitudine” è ferita da tante ingiustizie e violenze, di cui il portato simbolico più impressionante sono le guerre, sessanta in atto, alcune vicine altre ignorate.
- Torniamo al tema pastorale della formazione, collocato dentro a queste domande profonde, che abitano nel nostro animo e sono risvegliate dal desiderio di pace. 67 diocesi su 225, in Italia, hanno scelto come priorità sinodale in questi anni l’iniziazione cristiana, da noi rivolta prevalentemente ai bambini e ai ragazzi, ma in molti paesi del mondo piuttosto a giovani e adulti. La maggioranza delle famiglie, nonostante la scristianizzazione, esprime fiducia nella Chiesa, inviando i loro figli al catechismo. Sono ben noti i problemi: disinteresse di molti genitori, diꢀicoltà di reperire catechisti adatti e fatica dei catechisti ad incidere, assenza della comunità cristiana che dovrebbe essere il soggetto fondamentale (cf. Documento-base per la catechesi del 1970 e Incontriamo Gesù del 2014), anacronismo di alcuni catechismi, sacramenti vissuti come traguardi (tipica è la cresima, che anziché rito dell’invio si trasforma in rito di commiato) e così via.
In mezzo a queste criticità emergono però chiaramente alcune prospettive, dimostratesi già praticabili in qualche Chiesa locale. Il punto fondamentale è il passaggio da una proposta solamente cognitiva a una proposta integrale. Iniziare alla fede significa non semplicemente comunicarne i contenuti, ma sperimentarla dentro alle diverse dimensioni dell’esperienza cristiana, che – secondo gli Atti degli Apostoli – sono quattro: ascolto dell’insegnamento degli apostoli, unione fraterna, frazione del pane, preghiere (cf. 2,42). Sono i quattro grandi pilastri della Chiesa, corrispondenti alla presenza del Signore risorto: nell’annuncio della parola, nella comunione fraterna, nella celebrazione dei sacramenti, nella vita di preghiera. Indicendo l’anno della fede, Benedetto XVI parlava di “fede professata, celebrata, vissuta e pregata” (Motu proprio Porta fidei, 11 ottobre 2011, n. 9). Questa fu la scansione quadriforme che strutturò i catechismi dell’età moderna, da quello tridentino in poi, per tutte le fasce d’età: Credo, Sacramenti, Comandamenti, Padre nostro. Su questa scansione si sono strutturati dal 2021 al 2025 gli incontri online “Credi tu questo?”, per le nostre due diocesi.
- Se l’iniziazione cristiana ha mantenuto questa struttura integrale, come mai però nella grande maggioranza dei casi è ineꢀicace? Infatti, oltre agli abbandoni massicci dopo la Cresima – e in alcuni casi anche prima – sembra attivarsi una sorta di “rimozione” di quanto è stato insegnato a catechismo, per cui anche i ragazzi che restano, cadono in una sorta di oblio dei contenuti della fede. Probabilmente una delle cause sta nella debolezza della proposta, che a molti appare una specie di “catechesi dell’obbligo”, ispirata alla “scuola dell’obbligo”. Le dinamiche e il linguaggio, del resto, favoriscono questa assimilazione: un’ora settimanale con libro di testo, la “classe” di catechismo, l’insegnante a volte con il registro delle presenze, il ritmo mutuato dall’anno scolastico, vacanze comprese, i sacramenti vissuto come meta finale.
Questa impostazione “teneva” nel clima della cristianità, e allora risultava adeguata – molti di noi sono stati formati così – perché il contesto sociale, almeno nell’alleanza tra famiglia, scuola e parrocchia, era sostanzialmente omogeneo. Il catechismo quindi, benché dottrinale, risultava naturalmente integrato con le altre dimensioni della vita cristiana; la preghiera si insegnava a volte anche a scuola e in famiglia; alla Messa era normale per i ragazzi partecipare e solitamente l’autorità del catechista o del parroco non era posta in questione, nemmeno da quelle famiglie che non praticavano la vita cristiana. La catechesi degli adulti si svolgeva nel centro parrocchiale – dopo il Concilio di Trento di solito la domenica pomeriggio – in un contesto di sostanziale accoglienza “religiosa” o almeno valoriale dell’impostazione ecclesiale.
- Ma il cambiamento d’epoca, il “tramonto della cristianità”, rende evidente che ora un’iniziazione dottrinale senza quel contesto abbastanza omogeneo non incide più, né nei ragazzi e nei giovani, né negli adulti. Già il Documento base insisteva sulla dimensione esperienziale, arrivando a parlare di accoglienza della fede come di una “esperienza umana integrale” (n. 26). Aspetto ribadito in Incontriamo Gesù, che intitola il cap. III sull’iniziazione di adulti e ragazzi: “Iniziare, accompagnare e sostenere l’esperienza di fede”. esperienza che respira dunque le dimensioni dell’annuncio, della celebrazione, della fraternità, della preghiera. Non solo come quattro temi da illustrare – è riduttivo presentarli come quattro sezioni del catechismo che va insegnato – ma come quattro dimensioni costitutive della fede.
- Di qui le proposte sinodali in ordine ad una iniziazione che innesti l’annuncio dentro ad esperienze di fraternità e ascolto reciproco, forme di servizio adatte all’età e alle condizioni dei luoghi e forme di creatività (gioco, arte e “via pulchritudinis”, sport), incontro con testimoni (figure di santi o persone viventi), conoscenza di luoghi di fede e carità, celebrazione, preghiera… La figura del “catechista”, in tal modo, non ha una delega pressoché totale per la crescita cristiana delle persone, ma svolge il servizio di coordinare la pluralità delle esperienze da proporre, coinvolgendone i rispettivi soggetti. Per i ragazzi e i giovani non è detto che il ritmo debba essere quello settimanale; in alcune diocesi già è risultato più eꢀicace e partecipato un ritmo diverso (uscite mensili, alcuni giorni ogni due-tre mesi di convivenza assieme, ecc.) e per gli adulti occorre pensare a proposte adatte ai loro ritmi di vita, magari più decentrate (come il Vangelo nelle case, che rilanceremo). Una formazione integrale, che tocchi diverse esperienze, rispecchia il metodo di Gesù – che non faceva scuola con libri e classi, ma portando i discepoli ad incontrare la gente – e aiuta a comprendere meglio che la Chiesa non è quella istituzione fredda, moralistica e vecchia, così ben stampata nell’immaginario collettivo, ma così poco rispondente alla realtà profonda, se si accetta di immergersi nella vita quotidiana delle nostre comunità. Certo, questa impostazione “integrale” svelerà anche tante fragilità, metterà in luce tante insuꢀicienze; come quando si entra in una casa e si passa tempo in una famiglia, ci si rende conto che non tutto è buono e bello; sarà una sfida, che interrogherà la capacità delle comunità di annunciare il Vangelo e formare alla vita; sicuramente metterà in evidenza anche tanti meccanismi invecchiati, un po’ stantii (“si è fatto sempre così”) e ne richiederà un ringiovanimento. Ma sarà una purificazione benefica.
- La diꢀusa richiesta di strumenti e sussidi adeguati – sapendo che “prima sono i catechisti, e poi i catechismi; anzi, prima ancora, sono le comunità ecclesiali” (Documento base n. 200) si traduce non tanto nella proposta di nuovi catechismi cartacei, che richiederebbero continui aggiornamenti, quanto, come ipotizzato in alcune sintesi diocesane e anche nelle nostre due, nell’oꢀerta di una piattaforma digitale pensata secondo i criteri di una iniziazione cristiana integrale, dove anche le singole Chiese particolari possano intervenire (valorizzando la potenzialità evangelizzatrice del patrimonio artistico e della religiosità popolare, dei testimoni locali e dei luoghi spirituali significativi) e dove i catechisti possano attingere per impostare i percorsi formativi.
- I ritmi dell’anno catechistico, pur tenendo conto dei ritmi delle famiglie e degli adulti, potrebbero essere plasmati sull’anno liturgico più che sull’anno scolastico, in modo da ricavare proprio dalla liturgia i filoni sui quali vivere esperienze di fede. In Italia, a diꢀerenza di molti altri paesi, l’anno liturgico – benché spesso svuotato del suo significato autentico – resta ancora un punto di riferimento culturale e dunque un’opportunità per potervi agganciare l’iniziazione cristiana. E l’anno liturgico, che è l’estensione dei misteri cristiani, oꢀre tante possibilità di formazione che intrecciano la vita concreta delle persone. Nella Lettera Pastorale del 2019-20, “Se tu conoscessi il dono di Dio”, era stata oꢀerta una serie di esempi: “l’Avvento si presta ad impostare incontri, testimonianze, celebrazioni e attività che riguardino la speranza, l’attesa, i sogni, i desideri; il tempo del Natale, valorizzando il segno del presepe, favorisce l’approfondimento degli aspetti riguardanti la vita nascente, l’accoglienza dei poveri, la famiglia e il matrimonio, il corpo e gli aꢀetti. La Quaresima è tempo favorevole per aꢀrontare temi come la fragilità, la conversione, la dinamica peccato-grazia, la soꢀerenza nelle sue svariate forme, il valore del sacrificio e dell’impegno, l’amore disinteressato o carità e l’attenzione agli ultimi, in particolare agli ammalati e alle persone disabili, oltre che il diꢀicile argomento della morte. Mentre al tempo di Pasqua si connettono facilmente la gioia, la rigenerazione dell’uomo e del creato di cui egli è custode, insieme ai diversi aspetti dell’escatologia cristiana, richiesti tra l’altro spesso dai ragazzi a partire da esperienze personali o curiosità spontanee. Verso la Pentecoste prevarrà l’interesse sulla testimonianza e la missione, sul rapporto con le diverse religioni e le svariate culture, sulla forma e lo stile delle comunità cristiane e su alcune pagine di storia della Chiesa. Infine le celebrazioni dei Santi, soprattutto nella dimensione locale, favoriscono il richiamo specifico all’uno o all’altro dono che il Signore elargisce ad ogni persona e quindi anche a ciascuno di noi”.
- Per aiutare le comunità e gli educatori in questo cammino triennale ci serviremo di uno strumento ormai definitivamente messo a punto dall’uꢀicio catechistico regionale, insieme ad altri uꢀici, la piattaforma “passi di vita” (www.passidivita.net), che nasce proprio come strumento per una formazione integrale alla vita e alla fede, dai zero ai 99 anni. L’ipotesi, da verificare nei singoli vicariati, è di oꢀrire tre incontri per ogni vicariato nel corso dell’anno pastorale: all’inizio, a metà e alla fine, per accompagnare gli educatori, ascoltarli, e sperimentare insieme a loro il metodo della formazione integrale.
Insieme a questi tre incontri per ogni vicariato, verranno offerti due “pacchetti” formativi (su base volontaria): uno di tre incontri, preferibilmente poco prima dell’Avvento (novembre), per introdurre il Vangelo dell’anno e favorire i Gruppi del Vangelo nelle case (e non solo); l’altro, preferibilmente in Quaresima, sempre di tre incontri in presenza in ognuno dei vicariati (con registrazione video che rimanga a disposizione) per presentare in modo sistematico, in chiave teologico-spirituale, un argomento (che ogni vicariato potrà indicare) in comunione con la Chiesa intera; ad es. quest’anno potrebbe essere la recente enciclica Magnifica Humanitas, e quindi il tema della dottrina sociale della Chiesa (che tra l’altro si connette bene al tema della pace). Ma anche su queste proposte verranno interpellati i vicariati.






