Modena, Chiesa di Gesù Redentore

Assemblea interdiocesana, riflessione di Don Giacomo Violi

Sabato, 13 giugno 2026

Sul carro del mondo per l’annuncio del Vangelo
At 8,26-40

Se c’è una pagina che raccoglie i tratti essenziali di una Chiesa docile allo Spirito, capace di alzarsi e andare verso luoghi dove nessuno andrebbe — verso Gaza, a mezzogiorno —; se c’è una Chiesa capace di compiere operazioni apparentemente a perdere, come salire sul carro di un eunuco; se c’è un’icona ecclesiale che rivela la sua vera natura nel sapersi affiancare all’uomo e alla donna di oggi, camminare con loro, suscitare domande, portare Gesù e immergere nel mistero che salva, quella pagina è proprio quella che don Erio ha scelto per noi: Filippo e il funzionario di Candace. È il primo racconto di conversione individuale negli Atti degli Apostoli. Finora erano state narrate conversioni di massa; ora emerge un volto, una storia concreta, una persona. Guardiamo più da vicino questa pagina che ci illumina e ci sfida. Non come una fotografia ingiallita della Chiesa delle origini, ma come un album vivo che parla di un presente possibile, di una Chiesa ancora capace di generare il Vangelo.

  1. Prima foto: lo Spirito del Risorto
    In principio c’è Lui. Né Filippo né il tesoriere di Candace sono all’origine dell’evangelizzazione. Non i Dodici, non i Sette, non i missionari di Antiochia. All’origine c’è lo Spirito del Risorto. La Chiesa è sua, l’evangelizzazione è sua, la premura per l’eunuco è sua. È Lui che dice a Filippo di alzarsi e incamminarsi verso una strada deserta mentre ancora si trova in Samaria. È Lui che dice a Saulo: «Alzati, entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare» (At 9,6). È un invito a risorgere. Lo stesso Spirito fa dire a Pietro: «Alzati» a Enea, paralizzato da otto anni (At 9,34); «Alzati» a Tabità, la discepola ricca di opere buone (At 9,40); «Alzati» a Cornelio che si prostra ai suoi piedi (At 10,26). Lo Spirito lo dice anche a noi: «Alzati». Non tutto è chiaro, non tutto è già spiegato. Ti sarà detto ciò che devi fare. Come per il cieco inviato a Siloe, prima viene il passo, poi la comprensione. Alzati: c’è un fratello da incontrare e da aiutare a incontrare Gesù.
  1. Seconda foto: Filippo
    Filippo è uno dei sette scelti per il servizio; per lui si è pregato e su di lui gli apostoli hanno imposto le mani (At 6,6). È l’uomo delle missioni difficili: la Samaria, la strada di Gaza. È figura aperta, rappresenta ogni battezzato che evangelizza. E sapete quando evangelizza? Dopo la dispersione seguita al martirio di Stefano. Piano strategico o Vangelo in atto? Filippo è il catechista, l’animatore, il consacrato, il laico, la laica, il padre, la madre. È la Chiesa docile che ascolta lo Spirito. Accoglie Pietro e Giovanni inviati da Gerusalemme per sostenere l’opera in Samaria. Non agisce da solo. È l’uomo di Chiesa a servizio del Vangelo e va dove lo Spirito lo chiama. Quanto dura il cammino prima di vedere il carro dell’eunuco? Non lo sappiamo. Ha ricevuto soltanto due parole: «Alzati» e «Va’». E quando lo Spirito gli dice: «Accostati», lui corre. Non fugge come Giona. Filippo suscita la domanda, annuncia Gesù, perché la buona notizia è Gesù stesso. Scende nell’acqua insieme all’eunuco e poi riparte per una nuova missione. Non si ferma a contemplare il proprio successo. Non si dice: «Sono stato bravo, ora posso riposare». Il Vangelo lo rimette in cammino.
  1. Terza foto: la strada che scende da Gerusalemme a Gaza
    Quella strada deserta parla del nostro mondo. Evoca la via che scende da Gerusalemme a Gerico, la strada del buon samaritano. La strada degli incontri con chi è ferito e con chi, pur venendo da Gerusalemme, non ha capito nulla dell’amore di Dio e passa oltre. La via di Gaza è la seconda possibilità che lo Spirito offre alla Chiesa per essere come il Samaritano, per essere come Gesù. È una strada pericolosa, perché si può incontrare qualcuno che ha bisogno e che non era previsto nella nostra agenda. È la strada che spesso non percorriamo più perché ritenuta inutile, deserta, improduttiva. La strada delle operazioni a perdere. Come andare in cerca di una sola pecora smarrita. Eppure è proprio lì che lo Spirito manda Filippo. Ieri era la Samaria, oggi è Gaza, domani sarà Azoto, Cesarea, Antiochia, Atene. La missione non è fissata in un luogo: è sempre là dove lo Spirito ci manda.
  1. Quarta foto: l’eunuco
    L’eunuco è tratteggiato con straordinaria finezza. È straniero. È potente. È funzionario della regina Candace. È un uomo castrato per servire alla corte. Potente ed emarginato insieme. Secondo la Legge non può entrare pienamente nel tempio. È in ricerca di Dio: è salito a Gerusalemme per adorare, ma resta escluso. Legge Isaia, ma non riesce a comprenderlo. Escluso due volte. Potente e fragile insieme. Ricorda Naaman il Siro. È il lontano che ci sta vicino. Viene dai confini del mondo e proprio qui comincia l’evangelizzazione dei confini del mondo. È il cercatore di senso e di Dio. È colui che, per mille ragioni, riteniamo distante, perduto, irraggiungibile. Forse l’eunuco siamo noi. Presenti fisicamente, ma lontanissimi nel cuore. Carichi di domande, di ferite, di limiti pesanti da portare. In attesa che qualcuno ci annunci la buona notizia di Gesù.
  1. Quinta foto: la Parola di Dio
    Al centro c’è quel rotolo tenuto tra le mani. Prima due mani, poi quattro. Al centro del racconto sta Isaia, la sua profezia, l’incapacità dell’eunuco di comprenderla e la spiegazione di Filippo. Quel rotolo sorretto da quattro mani ricorda la barella di Cafarnao portata da quattro amici fino a Gesù. Ricorda anche il rotolo sigillato dell’Apocalisse. Chi può aprirlo? Come lo apriamo noi? Quale spazio diamo alla formazione biblica? Quale peso ha la Parola nelle nostre comunità? Siamo una comunità radunata dalla Parola o siamo diventati tecnici di altri intrattenimenti?
  1. Sesta foto: Filippo e l’eunuco insieme
    Ora mi allontano un poco e allargo l’inquadratura. Prendo Filippo e l’eunuco insieme. È una fotografia di Vangelo. Le parole precise del dialogo non le possediamo, ma possediamo l’immagine. Come Gesù sulla strada di Emmaus apre il cuore e la mente dei due discepoli che si allontanano da Gerusalemme, così Filippo sale sul carro e apre la Scrittura. Non è il mondo che sale sul carro della Chiesa per mondanizzarla; è Filippo che sale sul carro dell’etiope per parlargli di Gesù.
  1. Settima foto: la pozza d’acqua
    In un paese arido appare una pozza d’acqua. Provvidenziale. Filippo si immerge con l’eunuco. Non gli versa semplicemente l’acqua dall’alto; entra con lui nell’acqua del battesimo. Battezzando, rivive il proprio battesimo. Filippo favorisce, non ostacola. E tuttavia la domanda finale del racconto resta sferzante. Non la pone Filippo, ma l’eunuco: «Che cosa impedisce che io sia battezzato?» Sembra quasi che il più coraggioso sia lui. E noi? Che cosa impedisce oggi la grazia di un santo battesimo? Di una confessione che cambia la vita? Di una cresima vissuta come invio? Di un matrimonio nel Signore? Di una vocazione accolta? Di una ordinazione per essere secondo il cuore di Cristi? Che cosa ostacola? Forse una docilità insufficiente allo Spirito che ci manda da Gerusalemme a Gaza, dal Cenacolo alle nostre città, da Gerusalemme a Modena e Carpi. Forse il rallentamento della corsa di Filippo. Forse l’incertezza nel porre una domanda di senso. Forse la fatica di salire sul carro dell’altro. Forse la pigrizia nel prendere tra le mani il rotolo della Scrittura. Forse il timore di parlare di Gesù. Forse la paura di immergerci fino in fondo nel suo mistero.

Grazie, don Erio
Grazie don Erio per questa pagina degli Atti. Un album non di glorie passate, ma di possibilità presenti. Un vero programma di Chiesa. Un Vangelo di incontri che generano l’incontro. Una Chiesa docile allo Spirito, che corre sulle strade degli uomini per condurli a Cristo.