Diocesi di Carpi comunicato n° 35 del 3 luglio 2026

Comunicato stampa

Il 7 luglio, alle 21, al Museo diocesano a Carpi, incontro pubblico con l’antropologa belga Pat Patfoort per parlare di gestione nonviolenta dei conflitti.

Martedì 7 luglio, alle 21, presso il Museo diocesano a Carpi (corso Fanti 44), si terrà l’incontro dal titolo “Difendersi senza aggredire. È possibile individuare un modo diverso di rapportarsi con gli altri?”. L’antropologa belga Pat Patfoort, mediatrice internazionale nella gestione nonviolenta dei conflitti, presenterà il suo approccio teorico e pratico denominato “Modello MmE”. L’iniziativa, organizzata dal Servizio di Pastorale sociale, del lavoro e della pace delle Diocesi di Modena-Nonantola e di Carpi, è ad ingresso gratuito.

Pat Patfoort è una formatrice e ricercatrice belga che ha sviluppato il suo metodo in quarant’anni di lavoro sul campo: nelle scuole, nelle comunità, nelle organizzazioni, in zone di conflitto – ad esempio, Caucaso, Kosovo, Ruanda, Congo e Senegal. I suoi libri sono tradotti in più lingue e utilizzati in contesti educativi e pastorali in tutto il mondo.

Secondo la professoressa Patfoort, spiega don Carlo Bellini, direttore del Servizio interdiocesano di Pastorale sociale, del lavoro e della pace, “la nostra società ci educa a pensare che in ogni divergenza debba esserci un ‘vincente’ (maggiore) e un ‘perdente’ (minore). Questo meccanismo genera una catena infinita di violenza. Per spezzarla, Patfoort ha elaborato il Modello MmE (Maggiore-minore-Equivalenza), che si fonda su tre pilastri pratici – prosegue don Bellini -. Riconoscere che le persone hanno lo stesso valore biologico e sociale, uscendo dalla logica del ‘maggiore’. Distinguere tra posizioni e bisogni: spesso ci si scontra sulle ‘posizioni’, ciò che diciamo di volere, senza comprendere i ‘bisogni’ profondi, cioè le motivazioni reali che ci spingono, che sono quasi sempre legittime e non mutuamente esclusive. Imparare ad affermare i propri diritti e a proteggere se stessi senza aggredire o sminuire l’altro”.

Chi conosce i Vangeli può notare una consonanza con questa proposta, osserva don Bellini: “Gesù incontra costantemente la diversità ma non si pone in alto: né con la donna adultera, né con l’esattore delle tasse Zaccheo, né con la donna samaritana al pozzo. Quando risponde non usa la parola per umiliare o per occupare il posto del vincitore, ma per rendere possibile un cambiamento che l’altro possa scegliere liberamente”.

L’incontro del 7 luglio, conclude con Bellini, intende offrire “spunti pratici e coordinate culturali per trasformare gli ambienti di lavoro, le aule, i centri giovanili e le parrocchie, in ‘laboratori’ dove il conflitto smette di essere una minaccia e diventa uno spazio di crescita condivisa”.