E’ bello per noi stare qui

Dalla Festa diocesana, appena conclusa, tanti spunti di riflessione e di formazione, insieme al piacere della condivisione

È bello per noi stare qui” è il titolo che ha scandito i giorni di ACinFESTA appena conclusa (6-14 giugno scorsi). Momenti di preghiera, di convivialità e di formazione hanno animato la festa il cui filo rosso è stato provare a capire come imparare ad essere “credenti credibili”. Ci hanno accompagnato alcune figure care all’Azione Cattolica, italiana e di Carpi, come Odoardo Focherini, Vittorio Bachelet e Pier Giorgio Frassati.

Diversi ospiti ci hanno fatto compagnia a partire da volti amici come Ilaria Vellani e Matteo Truffelli fino alla teologa Donata Horak che abbiamo avuto il piacere di conoscere l’ultima giornata di festa. Arricchenti poi sono stati i momenti di cineforum tenutosi su “Il corpo celeste” di Alice Rohrwacher e la serata organizzata con l’associazione “gli Argonauti” incentrata su Pier Giorgio Frassati. Approfondendo gli argomenti sopracitati, potremmo esordire dicendo che nella formula “credenti credibili” già definirci “credenti” è una grande scommessa e in più ci viene richiesto di essere credibili. Per costruire questa credibilità ci vengono in aiuto la sensi-bilità di Focherini, la mitezza di Bachelet e la spontaneità di Frassati. Odoardo infatti si fa toccare dalle disgrazie che non lo riguardano direttamente e ripudia l’individualismo che i tempi duri della guerra quasi imponeva come meccanismo di protezione. Vittorio dimostra fortezza nel sostenere la situazione politica che abita senza cedere, ma cercando la strategia che porta al dialogo anche coi nemici. La santità di Pier Giorgio ha molto da insegnare perché cresce piano piano e viene costruita giorno per giorno con semplicità e senza ostentazioni. Queste caratteristiche sono rare e oggi è importante coltivarle perché diventano cruciali nella gestione sana delle relazioni che costituiscono il tessuto associativo. Sull’esempio di queste figure, anche a noi è richiesto (e non solo proposto) di costruire una vivibilità di spazi e tempi. Non serve, come associazione, appropriarsi di luoghi o momenti senza avere chiara la direzione che si vuole dare a un consiglio parrocchiale, una programmazione diocesana o un altro momento associativo che dir si voglia. Bachelet questo ce lo insegna: dal suo taccuino, in cui annota solo l’essenziale, emerge che anche il più santo orientamento associativo non è esente da dubbi, da insicurezze ma è coraggioso e fedele a se stesso: non è esente dal vivere il conflitto ma cerca di attraversarlo. Rimanere in superfi cie non ci fa essere credibili, bisogna approfondire quello che ci preoccupa e quello che non ci riesce bene fare con coraggio e con chiarezza. Tutto questo processo va innescato in un clima di essenzialità, di semplicità, lasciandoci ispirare dallo Spirito Santo che opera in ciascuno di noi, sia che noi ce ne accorgiamo o meno.

Anche quest’anno ACin-FESTA si è rivelata un’occasione preziosa per ritrovarci, confrontarci e lasciarci interrogare da ciò che viviamo come associazione e come credenti. “È bello per noi stare qui” non è stato, quindi, soltanto il titolo della festa, ma un’esperienza concreta: la scoperta che stare insieme, pregare, riflettere e costruire legami significativi è ancora possibile ed è un dono da custodire.

Famiglia Giubertoni