La musica è un prodigio

“Renditi disponibile e vedrai meraviglie”: la testimonianza di Debora Vezzani al Museo diocesano

di Maria Silvia Cabri

Oltre dieci anni fa la sua conversione, accompagnata da Fede, preghiera, canto, tre album discografici, due libri, un tour di testimonianza e una vita nuova con una splendida famiglia. Lei è la cantante correggese Debora Vezzani, una delle artiste di riferimento della musica cristiana, che porterà la sua testimonianza sabato 16 maggio, alle 17.30, al Museo diocesano d’arte sacra di Carpi. Il suo concerto, “Come un prodigio tour. Renditi disponibile e vedrai Meraviglie!”, rientra nell’ambito della mostra d’arte collettiva “Sulle orme di Francesco”, promossa dagli artisti del gruppo Arte in Movimento e dell’associazione culturale Torre Borgo di San Felice.

Come si inserisce la sua musica in questo dialogo tra arte, storia e spiritualità francescana?

Con la conversione, a partire dal 2013, ho iniziato a scoprire le meraviglie che Dio ha fatto, e in questo mi sento vicina allo sguardo che aveva San Francesco verso le meraviglie del Creato. Inoltre, sento vicino il Santo d’Assisi per il concetto della povertà, dello “spogliarsi”: con la mia famiglia sto portando avanti il percorso del Dono della Divina Volontà rivelato da Gesù alla serva di Dio Luisa Piccarnon reta. È uno spogliarsi del proprio io: prima volevo diventare qualcuno e quindi vestire il mio io per compensare le ferite dell’abbandono. Ora invece nello spogliarmi del mio io divento “un prodigio” perché sono riempita totalmente di Dio. Spogliandomi mi sono rivestita totalmente.

Guardando alla sua storia, dall’abbandono alla nascita, fino alla conversione, la parola “disponibilità” sembra essere il filo rosso della sua vita. Cosa significa per lei, oggi, dire quel “sì” che permette a Dio di compiere prodigi?

E’ il motore della vita, è il “Fiat” della Vergine Maria. Avendo sofferto tanti abbandoni, temevo di non potermi più fidare delle persone; poi invece ho capito che queste ferite che sono state una benedizione perché mi hanno permesso di riconoscere Dio. E il “trucco” per sentire la Sua mano è essere disponibili a lui, alla Sua volontà, qualunque cosa chieda, perché è l’unico che non scappa, non delude, non parla col con l’audio, ma parla sempre, ti accompagna, non ti fa la ramanzina, ma ti salva in continuazione.

Sarà solo un concerto o ci sarà anche un momento di preghiera e condivisione profonda?

Racconto la mia storia, intervallata dalle mie canzoni, e do anche i “compiti per casa”. Quello che spero è che le pera sone possano uscire dal concerto diverse da come sono arrivate.

Il cuore è il Salmo 139. Ha raccontato che questa melodia è nata nel momento più buio: come ha fatto un testo biblico così antico a guarire la sua ferita di “orfana” e a farla sentire finalmente “figlia”?

La parola ha gettato un seme che ha iniziato a lavorarmi dentro. Ho trovato cose che pareva parlassero direttamente a me. Avevo tre verità sbagliate, perché fondate su una vita senza Dio: io sono di nessuno perché tutti mi mollano; io faccio schifo; voglio morire. Invece in quelle parole ho trovato che sono figlia di Dio, che sono un prodigio e che c’è da lodare, cantare, gioire. Quando per musicarle, ho scelto quattro righe per il ritornello e ho scoperto che erano le stesse scritte sul santino del mio Battesimo ho capito che il Signore mi stava dicendo qualcosa. Essere disponibili significa anche ascoltare quello che Dio ci dice, e poi, avere la pazienza di aspettare il momento giusto in cui ciò che desideriamo si realizzi. “Come un prodigio” ha aperto un varco che si è allargato sempre di più fino che ho deciso di dare la vita totalmente a Lui nelle modalità che mi chiedeva, quindi con la musica, col matrimonio e ora è tutto per Lui.

Spesso la musica cristiana è vista come un genere di “nicchia”, ma lei ha scritto brani per artisti pop e per Cristina Scuccia che hanno fatto il giro del mondo. Come riesce a coniugare l’alta qualità tecnica con l’urgenza di annunciare il messaggio cristiano?

La metto al servizio del messaggio stesso: non ho mai concepito la tematica legata al cristianesimo come una menomazione dall’essere artista. Anzi la professionalità al servizio dell’annuncio è indispensabile, perché il bene va fatto nel modo migliore. Spesso si pensa che la musica cristiana debba essere fatta “al minimo” indispensabile perché dobbiamo essere umili. Ma l’umiltà è fare le cose bene e poi a non attribuire a sé quel bene.

C’è un aneddoto incredibile nella sua testimonianza: quel “contratto” firmato a Medjugorje e affidato a San Giuseppe per la sua carriera. Poco dopo, il brano “L’amore vincerà” è esploso a livello internazionale. Lo considera ancora oggi il suo “manager” spirituale?

San Giuseppe è il produttore, e la Madonna la manager: ogni tanto rinnoviamo il contratto, giusto per rinfrescargli la memoria (ride, ndr ). E le conferme di questa mia certezza sono state numerose nel corso di questi anni…