L’incontro su Dante e San Francesco con il vescovo Erio Castellucci e il prof. Luca Gherardi promosso dalla Coop. Malavasi
Tante persone hanno accompagnato in un clima di profondo ascolto gli interventi del vescovo Erio Castellucci e del professor Luca Gherardi nell’incontro dal titolo “Nacque al mondo un sole. Lectio Dantis sul Canto XI del Paradiso dedicato a San Francesco”, organizzato dalla Cooperativa Culturale Impresa Sociale “G. Malavasi”, in collaborazione con la Fondazione SIAS e l’Associazione “Giorgio La Pira” lo scorso 6 luglio a Concordia. L’appuntamento, voluto dalla Cooperativa nella cornice delle celebrazioni per l’ottavo centenario del transito di San Francesco (1226-2026), ha proposto un affascinante dialogo tra la grandezza poetica del Canto XI del Paradiso e la viva concretezza della “rivoluzione” della figura storica del Santo di Assisi.
“Ricordare Francesco dopo otto secoli – ha affermato il presidente della Cooperativa, Paolo Negro nell’introdurre la serata – significa lasciarsi interrogare da una figura che continua a parlare all’uomo contemporaneo di pace, fraternità, custodia del creato e speranza. Come Cooperativa cerchiamo di costruire occasioni in cui cultura e spiritualità dialoghino, perché la cultura non è solo trasmissione di conoscenze, ma un modo per aiutare le persone e le comunità a pensare e a crescere, e la cultura deve avere anche una dimensione verticale, spirituale, che si sia credenti o no”.
Dante e lo “scandalo” della povertà
La parola è poi passata a Luca Gherardi, docente di Lettere al Liceo “Morandi” di Finale Emilia, che ha guidato il pubblico tra le terzine dell’undicesimo canto del Paradiso che Dante dedica a San Francesco. Gherardi ha evidenziato il “miracolo politico” compiuto da Dante, che affida l’elogio di Francesco al domenicano San Tommaso d’Aquino, superando le storiche rivalità tra gli ordini religiosi. Il cuore dell’analisi si è concentrato sulle mistiche nozze tra Francesco e la Povertà, vedova di Cristo da più di millecento anni, sottolineando come “attraverso un’immagine mistico-allegorica Dante ci offre un non detto che è che dà senso al canto. È chiaro il passaggio, prima ci ha detto che Gesù ha sposato la sua Chiesa sulla croce emettendo quel forte grido. Poi, quaranta versi dopo, ci dice che sulla croce avviene il matrimonio tra Gesù e povertà. Ci sta dicendo, per deduzione, che Chiesa e Povertà coincidono. Devono coincidere. Sono le parole che ha ripetuto spesso Papa Francesco ‘come vorrei una chiesa povera’. Un’affermazione che fece capire subito al mondo come mai la scelta del nome Francesco”. Gherardi ha poi approfondito il concetto di humilitas insito nel gesto dei primi compagni di Francesco (Bernardo, Egidio, Silvestro) che si scalzano per seguire il Santo: “Terra in latino si dice humus, da cui viene humilis. Scalzarsi vuol dire umiliarsi, camminare con i piedi attaccati alla terra. Con Gesù e Francesco la situazione si capovolge: l’umiltà, da rozzezza da evitare, diventa la virtù più alta”.
Il Francesco storico tra carisma e fraternità
Nel suo intervento, l’arcivescovo Erio Castellucci ha allargato la lettura dantesca restituendo, attraverso l’analisi delle fonti storiche, il volto più autentico di Francesco. Partendo dall’incontro con i lebbrosi, il Vescovo ha evidenziato una grande finezza linguistica del testamento del Santo, la sua espressione “feci misericordiam cum illis”: “La sottolineatura è in quel ‘cum’, con loro. Francesco non fa misericordia dall’alto in basso, ma allo stesso livello, sperimentando la condivisione”. Mons. Castellucci si è poi soffermato sulla radicale novità della fraternità francescana, che rompeva con la struttura verticale del monachesimo tradizionale: “Non basta una povertà individuale se poi la comunità possiede tutto. Ci vuole una povertà radicale come quella degli apostoli prima della Pasqua. Per questo Francesco chiama i compagni ‘fratelli’ e inventa una forma di vita fraterna in cui i ruoli sono temporanei: il ministro generale è un incarico ad tempus, dopo il quale si può tornare a fare il portinaio o il cuoco”. Il Vescovo ha infine tratteggiato lo straorquello dinario impatto dell’incontro con il sultano Malik al-Kamil (1219) che ha cambiato il metodo missionario di Francesco: “Tornato dall’Egitto, modifica la regola. Dice che i frati devono stare sottomessi a tutte le creature annunciando Gesù Cristo. Come amava riassumere Papa Francesco: bisogna annunciare sempre il Vangelo, se necessario anche con le parole, ma prima con la vita”. Pur nella malattia e nella cecità, da quella totale comunione con il creato è nato nel 1225 il Cantico delle Creature: “La fraternità è estesa a tutte le creature, veramente una fraternità universale che non disprezza il corpo né la materia” ha evidenziato Mons. Castellucci.
Un’arte che è “nipote di Dio”
Sollecitati dalle domande del pubblico, i relatori hanno offerto un’ultima preziosa riflessione sul valore del lavoro e della sobrietà oggi. Gherardi ha richiamato la condanna dantesca dell’usura come violenza al lavoro dell’uomo, lavoro che Dante definisce “nipote di Dio”: “Il lavoro non serve solo a portare a casa lo stipendio, ma a contribuire al progresso della comunità. Violentando il mondo del lavoro, si fa violenza all’essenza stessa dell’umanità”. In conclusione, il vescovo Erio ha ricordato come la povertà intesa come sobrietà e condivisione sia una chiamata universale: “La povertà come sobrietà vale per tutti, anche se non nella stessa forma radicale di Francesco. Deve sempre tradursi in condivisione”. Una serata memorabile, conclusasi con un caloroso applauso e l’invito del presidente Negro a proseguire insieme questo fecondo cammino di cultura e comunità sul territorio.
L.L.
Info: sul canale YouTube della Cooperativa Malavasi è disponibile la registrazione dell’incontro: https://youtu.be/ HrgStr5rm54












