Modena, la Bottega Sant’Anna apre le porte: la pasta fresca nata in carcere conquista la città
di Maria Silvia Cabri
Il profumo della tradizione emiliana e il valore del reinserimento sociale si sono incontrati sabato 4 luglio in viale Buon Pastore 205, a Moderna, con l’inaugurazione ufficiale della Bottega Sant’Anna. Il nuovo negozio è dedicato alla vendita dei prodotti realizzati nel laboratorio gastronomico attivo dal 2 maggio 2024 all’interno della Casa Circondariale di Modena, un’iniziativa promossa dalla cooperativa sociale Eortè di Limidi di Soliera, aderente a Confcooperative Terre d’Emilia.
Le istituzioni al fianco dell’iniziativa
Alla cerimonia di apertura hanno partecipato numerose autorità e figure chiave del territorio, a testimonianza del sostegno trasversale ricevuto dal progetto. Tra i presenti, Roberto Zanoli, presidente della Cooperativa Eortè, la direttrice Valentina Pepe, la vice sindaca di Modena Francesca Maletti, Silvia Menabue, membro del Consiglio d’Indirizzo della Fondazione di Modena, la consigliera regionale del Pd Ludovica Ferrari e il dirigente generale e provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria per l’Emilia-Romagna e le Marche, Silvio Di Gregorio. L’apertura della Bottega è stata resa possibile grazie al sostegno di Fondazione di Modena e Unicredit, nell’ambito del concorso “Make Your Impact”, rappresentando un passaggio fondamentale per la sostenibilità del progetto nel medio periodo.
Formazione e concretezza
“Il laboratorio è nato per unire qualità artigianale, formazione professionale e opportunità concrete di reinserimento lavorativo per le persone che vivono nel carcere – spiega la direttrice di Eortè, Valentina Pepe – . Da quando è in funzione ha dato lavoro a dieci persone. Attualmente ne occupa cinque: tre tirocinanti in formazione e due assunti, remunerati direttamente dalla nostra cooperativa». Il progetto guarda al futuro con ambizione: è previsto un incremento della produzione fino al 50% rispetto ai volumi attuali, con l’obiettivo di inserire nel mondo del lavoro altri due detenuti entro la fine del 2026, dopo un adeguato percorso di formazione. Il lavoro come strumento
La Bottega non è solo un punto vendita, ma un presidio di legalità e riabilitazione che richiama i principi dell’art. 27 della Costituzione, trasformando i “tempi morti” della detenzione in competenze spendibili.
“Il progetto ha molteplici obiettivi – sottolinea Valentina Pepe – . Innanzitutto, offrire ai detenuti del Sant’Anna un’opportunità di crescita personale. In secondo luogo, creare una rete sociale che permetta di ridurre al minimo il rischio di recidiva. In Italia circa due terzi delle persone che scontano una pena in carcere tornano a delinquere una volta tornate in libertà. Il tasso di ricaduta nel reato crolla al 2% tra i detenuti che hanno la possibilità di lavorare, sia dentro che fuori dal carcere”. La direttrice aggiunge inoltre una visione per il futuro: “In prospettiva, il negozio potrebbe rappresentare una soluzione di impiego anche per persone che usciranno da un percorso con noi all’interno del carcere o in alternativa alla detenzione”.
Radicamento sul territorio
I tortellini, tortelloni, tortelli e ravioli firmati Sant’Anna sono già una realtà conosciuta, apprezzata dai privati così come da Gruppi di Acquisto Solidale (Gas), empori solidali, feste di partito, gastronomie e macellerie. Il valore della produzione ha raggiunto anche realtà aziendali di primo piano: Tetrapak, ad esempio, ha creato un portale web per facilitare la raccolta degli ordini tra i propri dipendenti, a conferma di quanto il mercato contadino di Carpi e le realtà locali abbiano già adottato con successo il prodotto.











