Caro don Alberto, il Vangelo dei talenti, che è stato scelto per accompagnarti all’incontro con il Padre, ha risvegliato un sospetto che avevo da tempo e, in un certo senso, ha dato le parole a questo sospetto; che è questo: tu sei rappresentato da quel servo che ha ricevuto in dono i cinque talenti e li ha raddoppiati. In realtà penso che fossero ancora più di cinque, ma mi fermo alle cifre evangeliche, per non esagerare. Anzi, so che quello che sto per dire già ti sembrerà esagerato.
Il primo talento è la tua creatività, la capacità di sognare – dote rilanciata da papa Francesco, di cui oggi ricordiamo il primo anniversario della morte – e di guardare la realtà e le persone da un’ottica originale, profetica e profonda. Il diploma giovanile che hai conseguito all’Accademia di Belle Arti è una spia della tua personalità: non è solo la consacrazione del tuo talento artistico, ma è l’espressione del tuo talento creativo, che ha arricchito tante persone, anche al di fuori della cerchia di chi vive e pratica la fede.
Il secondo talento è la tua competenza educativa. Anche qui spunta una spia giovanile: la laurea in pedagogia. Il pedagogista, e ancora di più il pedagogo, ha una dote speciale, che è la pazienza di accompagnare; non ha la fretta di condurre subito alla meta, ma ha la cura di educare alla passione del cammino. Non sei stato bruciato, nel tuo molteplice ministero, dall’ansia di portare le persone subito al traguardo; sei stato invece animato dalla pazienza dell’attesa: nel profondo rispetto dei tempi degli altri.
Il terzo talento è il dono dello studio accademico della Sacra Scrittura che, attraverso una pluriennale permanenza a Gerusalemme, ti ha portato a maturare e mantenere una cultura biblica di prim’ordine; e la cosa più bella è che il dono ricevuto è diventato anche dono elargito a tanti altri: parrocchiani del Corpus Domini, di Fossa di Concordia e di San Bernardino; studenti della scuola diocesana di teologia e tantissimi amici del Centro di Informazione Biblica di Carpi, oltre che le numerose persone, di ogni età e condizione, che hai seguito nell’accompagnamento spirituale.
E siamo così al quarto talento: la tua sensibilità pastorale, che ti ha portato in età già adulta – esattamente quarant’anni fa, il 20 aprile 1986 – a ricevere l’ordinazione presbiterale per la nostra diocesi. Ti eri inserito da giovane nella Comunità del Duomo, guidata da don Lino Galavotti e, una volta divenuto presbitero, i tuoi talenti artistici, pedagogici e biblici, hanno reso ancora più fecondo il tuo ministero, che negli ultimi anni ti ha portato a contatto con le sofferenze più intime di tante persone, fino all’esercizio del delicato e complesso servizio di guarigione interiore, anche attraverso gli esorcismi, presso la Chiesa dell’Adorazione.
Per il quinto talento ho solo l’imbarazzo della scelta: mitezza, propensione al dialogo, generosità umiltà… preferisco riassumere tutto nella parola “bontà”. Questo ultimo periodo della tua esistenza terrena, che avresti potuto legittimamente intendere come periodo pensionistico – anche a motivo delle crescenti difficoltà fisiche – ha dato ancora più ossigeno alla tua indole buona. Non amavi polemiche o chiacchiere inutili, non prendevi parte, se non lo stretto necessario, alle contese che spesso fanno perdere tempo ed energie ed eri quasi defilato; e non solo per la fragilità della salute, ma anche per una convinzione intima: che la vita deve essere spesa per testimoniare il Vangelo e non per giudicare e attaccare il prossimo.
Infine – più che un sesto dono (non vorrei eccedere rispetto alla contabilità di Gesù) – c’è una dote di fondo, che ha guidato tutta la tua vita: la fede. Non dimentichiamo che i talenti non sono il riconoscimento di ricchezze che già possiedono i servi, ma sono regali che, nella parabola, il padrone affida ai servi. Senza l’iniziativa del padrone, i servi non avrebbero ricevuto i talenti. Tu non hai mai dimenticato che tutto è dono e sei stato sempre riconoscente. Anche per questo, a nostra volta, siamo grati al Signore per i doni che ti ha consegnato, e anche a te, perché li hai moltiplicati. Che il Signore ti abbracci con l’affetto che solo lui sa esprimere e ti accolga nella sua dimora di luce.
+ Erio Castellucci





