Nella Veglia di Pentecoste, tenutasi lo scorso 23 maggio nel Duomo di Modena e presieduta dal vescovo Erio Castellucci, i 48 ragazzi e ragazze in procinto di partire per le esperienze estive, dopo aver ascoltato le testimonianze di don Maurizio Setti, missionario da 26 anni in Brasile, del diacono Marco Andreotti, che ha trascorso due mesi a São Gabriel da Cachoeira nell’Amazzonia brasiliana, e la riflessione dello stesso Vescovo, hanno ricevuto il mandato missionario.
La riflessione del Vescovo: acqua, fuoco e aria
Partendo dal Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi don Erio ha messo in relazione tre elementi del creato: acqua, fuoco e aria che nella bibbia sono le immagini dello Spirito Santo.
Lo Spirito è visto come acqua viva, nel Vangelo di Giovanni: “Fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,38), Egli dona vita, feprepotenza conda la terra, sostiene ogni creatura rispettandone la diversità e unisce senza uniformare. Lo Spirito è il principio di comunione e armonia in tutta la creazione. Come l’acqua fa crescere piante differenti senza cancellarne l’identità, così lo Spirito valorizza le differenze tra persone e popoli.
Lo Spirito come fuoco invece diventa simbolo della Pentecoste: “Apparvero loro lingue come di fuoco” (At 2,3). Questo elemento porta luce, purifica, dona energia, calore ed è in grado di trasformare la vita dell’uomo. Come il fuoco, nella storia umana, ha reso possibile la crescita della civiltà, allo stesso modo lo Spirito rende possibile una vita nuova. Per contro, il fuoco può degenerare con incendi, distruzione e violenza. Le energie umane, quando non sono guidate dallo Spirito dell’amore, diventano strumenti di dominio e devastazione.
Lo Spirito, infine, è visto come “vento” impetuoso della Pentecoste: “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte gagliardo” (At 2,2) e “soffio” di Gesù sui discepoli: “Soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). L’aria e il vento rappresentano così il respiro della vita, la libertà dello Spirito, il dinamismo missionario e la possibilità di “comunicare” e rendere di nuovo possibile un “incontro con l’altro”. Anche qui, però, il confine è sottile: il vento può diventare tempesta distruttiva quando le relazioni umane si fondano su aggressività, arroganza e sopraffazione.
Sì allo Spirito che costruisce, no all’uso ideologico della religione
Mons. Castellucci ha richiamato implicitamente il termine biblico “diavolo” come “colui che divide”, criticando ogni uso ideologico della religione e ogni spiritualità che giustifica violenza, o esclusione.
Il Vescovo ha posto l’attenzione sul l’importanza del discernimento e sul contrasto tra lo Spirito Santo, che costruisce comunione, e lo “spirito divisore”, che distrugge. I discepoli di Gesù sono chiamati alla scelta che va verso il rispetto, il dialogo, la mitezza, e la capacità di costruire relazioni. Richiamando implicitamente il termine biblico “diavolo” come “colui che divide”, don Erio ha criticato ogni uso ideologico della religione e ogni spiritualità che giustifica violenza, prepotenza o esclusione.
Lasciarsi trasformare nella fraternità
L’invito rivolto soprattutto ai giovani missionari è stato quello di lasciarsi trasformare dallo Spirito, vivendo relazioni non predatorie, rifiutando la logica della potenza, della prestazione e diventando presenza che costruisce e custodisce: “Quando c’è lo Spirito non si devasta, non si sovrasta: si costruisce, si edifica”.
Pentecoste diventa così non solo una festa liturgica, ma uno stile concreto di vita evangelica fondato sulla comunione, sulla custodia del creato e sulla fraternità.








