Si avvicinano alla conclusione le opere di restauro della chiesa di Santa Chiara a Carpi, risalente alla fine del ‘400
di Virginia Panzani
Procedono i lavori di restauro – iniziati nell’autunno scorso – della chiesa di Santa Chiara in corso Fanti a Carpi, attigua al monastero delle Clarisse, qui presenti da quasi 526 anni. Di proprietà del Fondo Edifici di Culto (FEC) del Ministero dell’Interno, l’edificio è oggetto di un intervento complessivo – non solo di riparazione dei danni da sisma – che sta interessando sia gli aspetti strutturali sia quelli artistici e che è finanziato dal PNRR per un importo di 1.780.000 euro.
Nei giorni scorsi Notizie ha avuto l’opportunità di osservare da vicino lo stato di avanzamento delle opere, anche nella parte all’interno della clausura – grazie all’accoglienza delle Sorelle Clarisse – e di incontrare l’architetto Lino Lui, direttore tecnico del cantiere per Alchimia Laboratorio di Restauro, realtà impegnata in subappalto al fianco dell’impresa appaltatrice De Marco.
“L’intervento prevede due fasi – ha spiegato l’architetto Lui – . La prima ha riguardato, in parole semplici, il restauro pittorico della chiesa e del coro monastico. La seconda fase tocca gli aspetti strutturali: stiamo lavorando sul consolidamento al sottotetto del coro, intervenendo su capriate, travi e travetti, sul consolidamento estradossale della volta dello stesso coro, tramite fasciature armate ed altre lavorazioni, e sul rifacimento delle coperture sia del coro che del corpo principale della chiesa”.
Uno spazio di preghiera nel cuore della città, le cui origini risalgono al 1490 circa, quando la nobildonna carpigiana Camilla Pio di Savoia, investendovi il proprio patrimonio personale, poneva le prime pietre per la costruzione di un monastero di Clarisse Osservanti. Secolo dopo secolo, la chiesa di Santa Chiara ha poi subito varie trasformazioni, di cui si possono intravedere tracce grazie ai saggi stratigrafici eseguiti sulle pareti, dove porzioni di intonaco antico sono state liberate dagli strati più recenti. Tra gli angoli più suggestivi spicca il piccolo cortile retrostante che si apre proprio dal coro e che conserva elementi architettonici rimasti sostanzialmente immutati rispetto a come dovevano apparire all’epoca della Beata Camilla.
“Le stratigrafie lasciate appositamente in vista – ha osservato l’architetto Lui rappresentano approfondimenti che la direzione lavori ha voluto compiere in corso d’opera in previsione di un eventuale futuro intervento”. In altre parole, si è trattato di una sorta di mappatura nata dall’intento di verificare la presenza di superfici decorate più storiche rispetto a quelle visibili oggi. Ritrovamenti puntualmente avvenuti e che, ha aggiunto l’architetto, “in un complesso così antico era logico attendersi”.
Seppur impegnativo, il cantiere non presenta particolari complessità se non quelle legate appunto alla “natura” di un edificio storico, più volte rimaneggiato nel tempo, da riparare e da preservare senza alterarne le caratteristiche originarie. “Il programma procede con regolarità – ha commentato infine l’architetto – . La conclusione del cantiere è prevista per la fine di giugno”.
Una volta terminato il restauro, per le Sorelle Clarisse si aprirà una nuova fase di lavori, che riguarderà l’adeguamento liturgico della chiesa, ovvero per dotarla di poli liturgici adeguati, quali l’altare, l’ambone e la sede della presidenza, e di nuovi arredi, come i banchi. Il Ministero dell’Interno – Direzione Centrale per gli affari di Culto e per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto (FEC) è soggetto attuatore dell’intervento di restauro e risanamento conservativo della chiesa di Santa Chiara. Prestatore è il Comune di Carpi (Settore S5 – Opere Pubbliche Manutenzione della Città Servizio Patrimonio Tutelato). RUP (Responsabile Unico del Progetto) architetto Elena Melloni; a supporto del RUP architetto Enrico Vincenzi e dottoressa Elena Montorsi. Progettisti in R.T.P. Mythos T&A srl. Impresa affidataria De Marco srl. Subappaltatore Alchimia Laboratorio di Restauro. L’intervento è eseguito sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.













