Preparativi per la riapertura del Duomo di Mirandola

Un intermeeting speciale, e a lungo desiderato, per il Lions Club e il Rotary Club di Mirandola che, nel pomeriggio del 10 luglio scorso, hanno visitato il cantiere del Duomo di Santa Maria Maggiore, proprio nel momento in cui arrivavano, a bordo di un camion, le vele in legno, ovvero gli “spicchi” delle volte, pronte per essere montate. Ad illustrare l’intervento di restauro l’ingegner Susanna Carfagni dello Studio Comes di Sesto Fiorentino, progettista e direttore dei lavori – insieme all’architetto Carlo Blasi – mentre le due delegazioni sono state guidate rispettivamente da Mauro Gabrielli, presidente del Lions Club, e Marco Gandini, presidente del Rotary Club. Hanno partecipato anche alcuni rappresentanti delle ditte esecutrici, Alchimia Laboratorio di Restauro e Bottoli Costruzioni. Attraverso un confronto tra l’edificio lesionato dal terremoto e come si presenta ora, passo dopo passo, l’ingegner Carfagni ha spiegato le varie operazioni: lo smontaggio delle porzioni di copertura e di muratura rimaste, con il recupero dei materiali preesistenti; il raddrizzamento delle pareti – il fuoripiombo raggiungeva anche i 40 centimetri -, la ricostruzione e il consolidamento di pareti e volte; la realizzazione di una nuova copertura sulla navata centrale con capriate in legno e acciaio e tavolato microlamellare; il consolidamento di volte, murature e coperture con tiranti metallici; il consolidamento del campanile con fasciature in fibra di vetro e cavi di acciaio; il restauro di superfici interne e intonaci; il restauro di archi ed elementi in muratura esterni del campanile; il rifacimento della parte alta della facciata; la realizzazione di nuovi impianti, fra cui quello di riscaldamento a pavimento. Quest’ultimo sta per essere terminato insieme al rifacimento del pavimento stesso. Alla base di tutto il progetto, in estrema sintesi, l’idea di ricostruire il Duomo com’era, seppure con l’utilizzo di materiali più leggeri, per gravare il meno possibile sulle strutture sottostanti e far sì che l’edificio resista più efficacemente ad eventuali futuri eventi sismici, oltre che a predisporlo affinché le prossime manutenzioni possano svolgersi in sicurezza. Sollecitata dalle domande dei presenti – chi condividendo con gli altri i propri ricordi del Duomo, chi mostrandosi particolarmente attento ai dettagli tecnici – l’ingegner Carfagni si è, inoltre, soffermata sulle colonne, dipinte non più “a mattoncino”, come anteriormente al sisma, ma con “rigature”, recuperando il dato storico precedente. Le finestre a sinistra sono state ricreate uguali a quelle di prima, anche se sono volutamente riconoscibili come nuove, mentre si è ricostruita la parte alta della facciata riutilizzando ciò che si poteva e “ricreando” gli elementi mancanti – grazie ad una tecnologia laser scanner – sulla base di quelli recuperati. “Per me e per lo Studio Comes – ha affermato la progettista – questa del Duomo di Mirandola è stata un’esperienza di grande ricchezza a livello professionale, in particolare per la collaborazione molto positiva con le imprese, cosa che, mi permetto di dire, non è sempre facile da instaurare, sia per il rapporto con la gente. Aggiungo che, come dice l’architetto Blasi, si elaborano tante filosofie e teorie di restauro, ma alla fine ciò che conta è la soddisfazione della comunità, che ritrova la propria chiesa, legata agli eventi fondamentali della vita”. A concludere la visita, l’applauso dei membri dei due Club, rimasti ammirati dalla complessità e dagli esiti dell’intervento. Volgendo il pensiero, con entusiasmo, al 21 e 22 settembre prossimo, quando Mirandola saluterà finalmente la solenne riapertura dell’edificio.