Aggiornamenti sul progetto della chiesa nell’incontro organizzato dalla Diocesi: il cantiere partirà agli inizi del 2027
di Virginia Panzani
“Nel linguaggio degli uffici è un numero: 12.033. Ma tale numero non è una semplice pratica. E’ la vostra chiesa. La strada è ancora in salita ma è tracciata, con le carte in regola e con tutti gli enti che hanno detto sì”. Si può riassumere in queste parole quanto emerso domenica 6 settembre, all’incontro sul restauro post sisma della chiesa di Cividale, svoltosi nella sala parrocchiale “Don Giovanni Facchini”. All’iniziativa, organizzata ad anticipare la Sagra della Beata Vergine del Borghetto, sono intervenuti, oltre al parroco, don Jean-Marie Vianney Munyaruyenzi, l’architetto Sandra Losi, direttore dell’Uffi cio Patrimonio Immobiliare della Diocesi di Carpi, il RUP (Responsabile Unico del Progetto) ingegner Antonio Boccamazzo, l’architetto Anna Mazzoli e l’ingegner Oreste De Simone, che in sinergia hanno curato rispettivamente il progetto architettonico e il progetto strutturale. Dunque, in parole povere, la Commissione Congiunta della Struttura Commissariale – formata da Soprintendenza, Agenzia Ricostruzioni e Servizio Geologico e Sismico – ha detto sì al progetto esecutivo della chiesa di Cividale. Ora si attendono le singole autorizzazioni e la formalizzazione della congruità della spesa – le voci di spesa ritenute congrue concorrono a formare il contributo pubblico finale che sarà erogato. Seguiranno la gara di appalto e la consegna dei lavori all’impresa aggiudicataria. Si prevede che il cantiere parta agli inizi del 2027; la durata sarà di circa 14 mesi. La riapertura al culto è prevista agli inizi del 2029.
Un lungo iter… ancora un po’ di pazienza
Perché per Cividale l’iter ha richiesto più tempo rispetto ad altre chiese? Alla domanda che più volte i parrocchiani hanno espresso, l’ingegner Antonio Boccamazzo ha risposto spiegando che il percorso è stato molto complesso, a partire, nel 2013, dal parere negativo al primo progetto da parte della Commissione Congiunta – “il no che ha cambiato la storia” lo ha definito – a cui è seguita una lunga fase di stallo. La costituzione dell’Ufficio Patrimonio della Diocesi di Carpi nel marzo 2021 e la successiva sostituzione dei progettisti hanno portato ad una completa revisione del progetto, con l’intento di coniugare al meglio conservazione del manufatto e miglioramento sismico. Dall’aprile 2025, con il nuovo RUP Boccamazzo, si sono susseguiti vari passaggi per arrivare all’11 marzo 2026, quando la Commissione Congiunta ha finalmente espresso parere favorevole, con alcune prescrizioni. Fra queste, ha sottolineato il RUP, si è richiesto un “censimento” di tutti i beni mobili presenti in chiesa, anch’essi sottoposti a tutela. L’integrazione è stata presentata il 19 luglio scorso, dopo un accurato lavoro di catalogazione di tali beni. Da qui l’attuale fase di attesa del parere finale, che si prevede arrivi entro la fine del 2026. L’ingegner Boccamazzo ha inoltre citato tre aspetti peculiari del progetto di Cividale. Le campane torneranno a suonare, anche manualmente, e sarà installato un nuovo castello in acciaio, progettato in collaborazione con l’Unione Campanari Modenesi. Per quanto riguarda i colori delle pareti, i saggi effettuati non hanno trovato strati pittorici storicizzati da riportare alla luce, perciò con la Soprintendenza si è deciso di conservare l’assetto cromatico precedente il sisma. Tornando poi ai beni mobili presenti in chiesa, inventariati uno per uno – altari, paliotti in scagliola, balaustre, confessionali, arredi lignei, fonte battesimale, crocifisso, etc. – saranno messi in sicurezza, dunque protetti, durante l’esecuzione dei lavori.
Il valore complessivo dell’intero percorso di recupero si aggira intorno ad 1 milione e mezzo di euro, di cui poco più di 1 milione per lavori e il resto per indagini, spese tecniche e amministrative, oltre agli oneri di legge.
Ricostruire senza falsi storici
La chiesa di Cividale è un manufatto composito, ha spiegato l’architetto Anna Mazzoli, le cui prime attestazioni nelle fonti storiche risalgono al XII secolo, ma che si presenta in forme databili al primo ‘800. Originariamente a navata unica con tetto a capanna, l’edificio fu dotato fra il ‘500 e il ‘600 delle due navate laterali, coperte da volte. La costruzione della cappella votiva risale al 1738. Le aperture verso le navate sono state ricavate “ritagliando” la muratura della navata più antica. I pilastri sono in realtà composti da piccole porzioni di pareti affiancate sulle quali poggiano le volte. La vulnerabilità al sisma ha provocato il crollo delle volte della prima e dell’ultima campata, il crollo della cupola della cappella votiva della Madonna del Borghetto, e gravi danni al campanile. Riguardo a quest’ultimo, un unicum riguarda le campane, ha sottolineato l’architetto Mazzoli: delle cinque, collocate tuttora nella loro sede, quattro sono antiche. Durante l’ultima guerra, furono prelevate dallo Stato almeno due campane per chiesa per fonderle e farne armi, ad esclusione dei santuari, fra i quali rientrava anche Cividale. Le volte saranno riscostruite, così come la cupola della cappella votiva – senza creare falsi storici – mantenendo la sintonia con l’insieme, in modo da dare un aspetto complessivamente gradevole. La chiesa che verrà restituita alla comunità si presenterà, quindi, molto simile a quella che era prima del terremoto.
Importante opera di consolidamento
L’ingegner Oreste De Simone ha evidenziato l’impegno profuso nel progettare un intervento in grado di migliorare la risposta del manufatto architettonico ad eventuali futuri eventi sismici – ovvero migliorare il cosiddetto “comportamento scatolare” rispettando, al contempo, la storicità del bene. Si tratterà dunque di mettere in atto un importante consolidamento strutturale – ad esempio con la tecnica cuci-scuci sulle murature o l’inserimento di cordolature perimetrali e di un doppio tavolato in legno nelle coperture, etc – .
L’intervento più corposo, però, ha spiegato l’ingegner De Simone, riguarderà il campanile, che ha subito importanti danni, con l’introduzione di un telaio verticale in acciaio – non visibile – , piano dopo piano, fino alla cella campanaria. Le campane, dopo essere state smontate per consentire i lavori, saranno ricollocate in una nuova struttura collegata al telaio e predisposte per essere suonate manualmente. Il livello di sicurezza complessivo che sarà raggiunto a fine intervento si attesta vicino al 61%, incrementando in modo sensibile quello iniziale. Si restituirà così un bene storico non solo restaurato, ma significativamente più protetto e sicuro per il domani.












