Quella carità che ricostruisce

50° del terremoto in Friuli: il 2 e 3 maggio una delegazione della Diocesi di Carpi, con il Vescovo, sarà a Pignano di Ragogna e a Gemona

di Virginia Panzani

17

Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma da cui nascono, grazie alla solidarietà, frutti di rinascita e di speranza. Sabato 2 e domenica 3 maggio una delegazione della Diocesi di Carpi – un’ottantina di persone – partirà in pullman per raggiungere il Friuli Venezia Giulia e partecipare alla commemorazione del 50° anniversario del terremoto. La Diocesi di Carpi, all’indomani del sisma del 6 maggio 1976, fu infatti gemellata con la parrocchia di Pignano, frazione del comune di Ragogna (Udine), e si adoperò, grazie all’iniziativa di don Gian Pio Caleffi, allora direttore della Caritas diocesana di Carpi, per portare aiuto ai terremotati. Da quell’evento drammatico si creò così un legame che dura tuttora.

A coordinare la delegazione carpigiana è Lorenza Malavasi, parrocchiana di Sant’Agata Cibeno e nipote di don Caleffi, che porta avanti l’eredità dello zio non solo con l’organizzazione del viaggio, ma anche attraverso la memoria scritta: durante la visita in Friuli sarà infatti presentato il libro, da lei curato, che ripercorre le tappe storiche di questa unione tra Carpi e Pignano.

Sabato 2 la delegazione giungerà in parrocchia a Pignano di Ragogna in tarda mattinata. Dopo il pranzo seguirà la visita alla mostra organizzata per il 50°. La sera sarà il gruppo carpigiano a preparare e ad offrire ai pignanesi una “cena emiliana”. Domenica 3, quando arriveranno il vescovo Erio Castellucci e don Andrea Zuarri, è prevista alle 16, a Gemona, la Santa Messa solenne presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e concelebrata, insieme all’arcivescovo di Udine, monsignor Riccardo Lamba, dai Vescovi e dai delegati delle 67 Diocesi italiane che furono gemellate con le parrocchie udinesi colpite dal terremoto. La liturgia si terrà nel piazzale della caserma Goi-Pantanali, uno dei luoghi simbolo del sisma, poiché lì, il 6 maggio 1976, persero la vita 29 alpini del Battaglione Gemona.

Don Gian Pio Caleffi e Pignano di Ragogna
Quando le popolazioni del Friuli furono colpite dal sisma, don Gian Pio Caleffi, parroco di San Marino, era direttore della Caritas diocesana di Carpi. Appoggiato dal vescovo Prati, si mosse immediatamente nell’ambito della rete di prossimità che Caritas Italiana volle creare. Dal suo incontro con don Carlo Ferino, parroco di Pignano di Ragogna, nella Curia arcivescovile di Udine, nacque il gemellaggio fra la Diocesi di Carpi e quella comunità. Pur non avendo avuto vittime, la frazione era in ginocchio: case distrutte, chiesa inagibile e un futuro tutto da ricostruire. “Oltre a portare soccorso immediato – racconta don Andrea Zuarri, oggi parroco di Sant’Agata Cibeno – don Gian Pio organizzò per tre anni campi di lavoro portando a Pignano, a turno, gruppi di giovani da varie parrocchie della Diocesi, che facevano un po’ di tutto, dallo sgombero delle macerie alle attività per i bambini”. Rovereto, Carpi, Mirandola, San Possidonio, Novi, Rolo, … tante le parrocchie che contribuirono con generosità. “Si costruì un centro di comunità per le celebrazioni e le attività pastorali e tante famiglie in gravi difficoltà furono aiutate – sottolinea don Zuarri -. Ma soprattutto, attraverso questo slancio generoso, si è allacciato quel rapporto che don Gian Pio ha coltivato andando regolarmente a Pignano, fino a quando le forze e l’età glielo hanno consentito, coinvolgendo in particolare le comunità parrocchiali di cui era parroco, San Marino, Rovereto e Fossoli”. Don Zuarri ha più volte accompagnato in questi viaggi don Caleffi – divenuto cittadino onorario di Pignano – , visite che furono ricambiate ogni anno da una delegazione di pignanesi, costruendo nel tempo legami di profonda amicizia. Nel 2016, alla commemorazione del 40° del terremoto in Friuli partecipò il vescovo Francesco Cavina con don Caleffi e don Zuarri e una delegazione della Diocesi di Carpi. Quando, poi, fu Carpi a subire gli eventi sismici, prima nel 1996 e poi nel 2012, la parrocchia di Pignano si è mobilitata per ricambiare quella mano tesa ricevuta nel 1976.

mons. Riccardo Lamba

Le iniziative dell’Arcidiocesi di Udine
Accanto alla celebrazione del 3 maggio, l’Arcidiocesi di Udine propone varie iniziative. Sono previsti convegni per i cinquant’anni della Caritas diocesana (2 maggio), la ricostruzione di allora – e le destinazioni odierne – dell’edilizia ecclesiale (13 settembre) e il ruolo dei presbiteri e del Vescovo negli anni del terremoto in confronto con il periodo attuale (25 ottobre). Nel calendario diocesano figura anche una mostra intitolata “L’anima ricostruita”, allestita da aprile a luglio 2026 nella chiesa udinese di Sant’Antonio abate: un percorso narrativo in quattro sezioni condurrà i visitatori sui luoghi del sisma, in particolare nelle chiese distrutte e ricostruite. Si potranno visionare foto, reperti e ricostruzioni in 3D. Il 6 maggio sono previste in tutta l’Arcidiocesi celebrazioni in suffragio delle vittime del sisma. Come ha dichiarato l’arcivescovo Lamba, “la commemorazione del terremoto è per noi un’occasione per ripensarci come Chiesa, nel cammino sinodale della Chiesa italiana, chiamata a essere missionaria ed evangelizzatrice, capace di parlare nuovi linguaggi e di guardare al futuro”. Informazioni sul sito www.diocesiudine.it

Chiesa ricostruita di Pignano

Dalle macerie alla nascita della Protezione Civile e le intuizioni di Caritas Italiana

Il sisma che cambiò l’Italia

Alle 21 del 6 maggio 1976, una scossa di terremoto di magnitudo 6.5, della durata interminabile di 59 secondi, squarcia il cuore del Friuli. L’epicentro viene localizzato a pochi chilometri a est di Gemona, ma l’onda d’urto colpisce l’intera media valle del fiume Tagliamento, coinvolgendo oltre cento paesi tra le province di Udine e Pordenone. Il sisma, avvertito in quasi tutta l’Italia centro-settentrionale, non si esaurisce qui. Segue una lunga scia di repliche fino al 15 settembre, quando una nuova scossa di magnitudo 5.9 provoca ulteriori distruzioni. Ai soccorritori si presenta una catastrofe: 990 vittime, più di 100mila gli sfollati, 18mila le case distrutte e 75mila quelle danneggiate. L’impatto economico è enorme: circa 15.000 lavoratori perdono il posto di lavoro a causa della distruzione o del grave danneggiamento delle fabbriche. Per gestire l’emergenza, il Governo nomina Giuseppe Zamberletti Commissario straordinario (ai sensi della L.996/1970). È in questo contesto che nasce quella che oggi conosciamo come la Protezione Civile italiana. In Friuli, per la prima volta, il governo regionale e i comuni lavorano in simbiosi con il Commissario. Si istituiscono centri operativi nelle zone colpite: presieduti dai sindaci – i quali hanno una conoscenza capillare delle risorse del territorio – i centri decidono delle operazioni di soccorso. Questo approccio è ancora oggi ricordato come il “Modello Friuli”.

Mentre la macchina statale si riorganizza, anche la Chiesa si mobilita. Proprio nel 1976 nasce l’esperienza dei gemellaggi della Caritas. Guidata dalle intuizioni del suo primo presidente, mons. Giovanni Nervo, Caritas Italiana decide di superare il modello del semplice invio di aiuti materiali, promuovendo una solidarietà profonda e duratura. Ben 81 diocesi italiane si gemellano con altrettante parrocchie friulane colpite, garantendo un legame attivo e un sostegno che durerà anni, ben oltre la fase dell’emergenza. Si costruiscono una settantina di “centri di comunità”, spazi polifunzionali per le attività ecclesiali e sociali. Questa modalità, testata in Friuli, è diventata da allora l’architrave dell’azione di Caritas per tutte le successive emergenze, sia in Italia che all’estero. Anche la Diocesi di Carpi ne ha beneficiato a seguito del sisma del 2012.

V.P.