Quaranta, cinquanta, e perfino sessantuno anni di matrimonio. Sono i traguardi che la comunità della parrocchia di San Francesco d’Assisi a Carpi ha celebrato domenica 7 giugno, nell’ultima giornata della 33ª Sagra della Madonna della Rosa, che ha coinciso anche con la conclusione dell’anno pastorale. La giornata si è aperta alle 10.30 con la “Festa della Famiglia”: la Santa Messa dedicata alle coppie che quest’anno festeggiano un anniversario di matrimonio importante. Davanti alla comunità riunita, hanno rinnovato le promesse fatte il giorno delle nozze e hanno ricevuto la benedizione, affidando il proprio cammino familiare alla protezione di San Bernardino da Siena. A presiedere la celebrazione, padre Ippolito Tshibuabua, provinciale della Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri – il Boccone del Povero – per il Congo e l’Uganda, insieme a padre Celestin Mbuama Ngalamulume, della stessa congregazione. Nella sua omelia, padre Ippolito ha rivolto alle coppie un pensiero che è insieme ringraziamento e riflessione. Ha ricordato che arrivare a quarant’anni di matrimonio – e a maggior ragione a cinquanta o sessantuno – non è un traguardo automatico, ma il frutto di sacrifici quotidiani, fatti di pazienza, di silenzi, di rinunce reciproche. Ha definito queste coppie “il memoriale della nostra comunità”: una testimonianza viva che la fedeltà, nel matrimonio, è possibile, e che attraverso di essa si può intravedere qualcosa di più grande, lo stesso legame fedele che unisce Cristo alla sua Chiesa. Tra i presenti, Omar Sala e Maria Angela Garuti, una coppia che proprio quest’anno taglia il traguardo dei quarant’anni insieme, vissuti nell’esperienza del cammino neocatecumenale.
“Sono stati bellissimi – ha affermato Maria Angela Garuti – i primi anni con qualche problema e molte gioie. Ho pensato che il Signore ci ha custodito nella sua vigna, ha fatto del nostro matrimonio un recinto che ci ha preservato da tante cose e ci ha ricordato il suo amore in tutti questi anni.”
“È un cammino difficile, ma accompagnati dal Signore si può fare. La nostra guida per il cammino è sempre il Signore”, le ha fatto eco il marito Omar Sala.
Hanno raccontato che a sostenerli, in questi quarant’anni, è stata anche la comunità: la possibilità di condividere il cammino con altre famiglie, in un’esperienza di Chiesa fatta di relazioni vere, non solo di celebrazioni.
Ed è proprio questo il filo che ha attraversato l’intera giornata a San Francesco. Conclusi i riti, la festa è proseguita nel cortile della parrocchia con il tradizionale pranzo comunitario delle 12.30: famiglie, volontari, giovani e anziani seduti allo stesso tavolo, complice anche la cucina della sagra, che quest’anno si è confermata davvero all’altezza della tradizione, mentre i ragazzi e gli educatori scout hanno fatto il punto sull’anno trascorso, guardando già ai campi estivi.
Una giornata che, tra la liturgia e il pranzo condiviso, ha raccontato – più di ogni discorso – che cos’è davvero una comunità parrocchiale: non un edificio, ma una rete di relazioni e di storie che si rinnovano, anno dopo anno, anniversario dopo anniversario. D.L.









