Messa presieduta dal vescovo Erio nella memoria di San Bernardino Realino, patrono secondario di Carpi
- Sagra San Bernardino Realino anno 2026 dal 3 al 5 luglio
- Sagra San Bernardino Realino anno 2026 dal 3 al 5 luglio
- Sagra San Bernardino Realino anno 2026 dal 3 al 5 luglio
di Virginia Panzani
Nella serata di sabato 4 luglio, il vescovo Erio Castellucci ha presieduto la Santa Messa in onore di San Bernardino Realino, patrono secondario della Diocesi e Città di Carpi, nella parrocchia carpigiana intitolata al Santo. La liturgia, con l’esposizione delle reliquie del Patrono, è stata concelebrata dal parroco, don Anand Nikarthil. Erano presenti le diverse realtà aggregative della parrocchia, impegnate nel servizio della Sagra.
Nell’omelia – “il clima consiglia una predica corta, d’altra parte San Bernardino ha pensato di morire il 2 luglio, quindi non si poteva celebrare in un’altra stagione” ha esordito con un sorriso – monsignor Castellucci ha proposto una riflessione sul brano del Vangelo (Lc 22,14-23,56), in particolare sul “rovesciamento” che Cristo fa del signifi cato del potere: “I re delle nazioni le governano e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così, ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve”.
“Gesù non è contrario al potere – ha affermato il Vescovo – . Lui stesso alla fine del Vangelo dirà ‘mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra’ e manderà i discepoli a esercitare il ‘suo’ potere. Perché Gesù sa che dove due o tre persone sono in rapporto tra loro, lì c’è anche un esercizio di potere reciproco, tra genitori e figli, tra marito e moglie, tra insegnanti e alunni, tra pastori e comunità, tra amministratori e cittadini. C’è sempre uno scambio di poteri. Il punto non è il potere, ma il modo di esercitarlo”. E’ proprio qui che il Signore opera il rovesciamento, ha spiegato monsignor Castellucci: “Gesù chiede che ogni nostra autorità, grande o piccola che sia, si eserciti nella forma del servizio. Per cui chi è più grande? E’ colui che serve”.
Guardando a San Bernardino Realino, sappiamo che era dotato di grande autorità. “I suoi studi di giurisprudenza, l’esercizio della funzione giudiziaria, la nomina a podestà, gli permisero di esercitare un potere vero su diverse città. Ma evangelicamente, anche prima di diventare gesuita – ha sottolineato il Vescovo – Bernardino l’ha esercitato nella forma del servizio, cioè non è partito dalla regola, ma dalla condizione delle persone, a cui poi ha applicato le regole. Colui che serve a qualsiasi livello, dalla propria famiglia fino ad un governo, una nazione, sa che per esercitare un potere reale, autentico, noi diremmo evangelico, non si può semplicemente partire dal codice. Occorre partire dal cuore, dalla condizione vera delle persone. Dopodiché si applicherà la regola”. Ecco allora che, attraverso l’intercessione di San Bernardino Realino, questo il richiamo di monsignor Castellucci, “ciascuno di noi può chiedere questa saggezza, che, prima ancora della sua santità, pure riconosciuta dopo la sua morte, lo ha caratterizzato da vivo”. Bernardino, dunque, uomo saggio, al punto che, ha osservato il Vescovo, “credo sia l’unico caso nella storia, fu proclamato patrono della città di Lecce, prima della morte, proprio per la sua saggezza.
La gente aveva riconosciuto un santo – ha concluso – ma ancor prima un saggio, perché sapeva andare incontro alle persone, sapeva adattare la legge umana e la legge divina al cuore di coloro che incontrava”.
















