Voi siete tempio di Dio

Un gruppo di volontarie, insieme alle Suore Oblate e al sagrista, si occupa del decoro della Cattedrale

Vieni a pulire la chiesa?”. Detta così, viene da pensare che sì, quelle mura imponenti e le opere d’arte preziose mal si associano a spazzolone e straccio per la polvere, a gesti tanto umili e quotidiani. Eppure, anche le superfici pregiate degli altari di scagliola e le eleganti colonnine delle balaustre dorate richiedono interventi di cura semplici, attenti e delicati. E’ un onore avvicinarsi emozionati a stucchi, marmi e tarsie per aver cura della loro potente bellezza. E mentre ne rinnovi la lucentezza e il colore, pensi a tutte le preghiere, a tutti i travagli dell’anima di cui sono stati testimoni silenziosi. “Dopo il terremoto, con le suore e altre volontarie abbiamo contribuito a riaprire quella Casa che era stata chiusa per tanto tempo; mi sono sentita grata di poter partecipare, sistemare e stare tanto vicino a ciò che c’è di più Sacro e Prezioso”. Con queste parole una mamma volontaria, Susanna, facendosi portavoce di un gruppo di amiche, prova a descrivere un servizio di volontariato non scontato: la disponibilità a tenere in ordine, con interventi straordinari, la nostra Cattedrale. “Su richiesta di suor Benedetta, quell’impegno è diventato una costante; per alcuni anni una mattina a settimana e poi nelle occasioni importanti: Pasqua, Natale, Maria Assunta… Non si vede ma ‘dietro le quinte’, per ogni celebrazione, ogni evento c’è una grande preparazione… dalle tovaglie agli arredi, ai fiori, etc.”. Dice Milena: “Con il covid tutto si fermò e per anni non si è fatto nulla, fino a quando giusto un anno fa un sabato mattina dopo la messa delle 9 ci siamo ritrovate a parlare io, Sabrina e suor Amata e tutte e tre abbiamo avuto lo stesso pensiero: riprendere la cura del duomo, la cura della casa di Dio, che sarebbe anche la nostra casa. Ci sembrava giusto curare la casa del Padre come ciascuno di noi cura la propria casa. Da lì sono iniziati gli inviti a conoscenti, amiche, vicine di casa… Attualmente con suor Alfonsina siamo un gruppo di più di 10 persone che in base ai propri impegni danno disponibilità nelle giornate stabilite per la pulizia: abbiamo già fissato le date prima di Pasqua: 7, 10, 14, 17, e 21 marzo… se qualcuno volesse unirsi! Il ciclo di pulizie generali è previsto 3 volte l’anno”. A questo servizio si aggiungono Carla Neri, che da molti anni si occupa della biancheria per le celebrazioni, aiutata da suor Daniela e ultimamente da Isa ed Elena. Inoltre, abbiamo l’aiuto di Maria, Nella, Elena e Filomena, soprattutto riguardo alla cura delle piante e dei fiori.

Il sagrista Natale Maggi: cura e vigilanza
Il Duomo si avvale della prestazione professionale di un Sagrista: Natale Maggi che opera dal 2017. “Questo lavoro presuppone anzitutto la disponibilità all’accoglienza e a mantenere relazioni cordiali con tutti: sia le persone della comunità che frequentano regolarmente così come chi viene in Duomo solo per una preghiera o una visita turistica – osserva Maggi – . Oltre a tenere puliti e in ordine quotidianamente gli spazi della chiesa e della canonica, a trattare con i fornitori per i materiali e le riparazioni occorre provvedere tutto il necessario per le celebrazioni sia feriali che festive”. In Duomo si vivono tutte le ricorrenze tipiche di una parrocchia: matrimoni, funerali, sacramenti dei bambini… così come diverse celebrazioni diocesane con il Vescovo per le quali occorre “interfacciarsi” con i cerimonieri e le esigenze di chi organizza. “La chiesa necessita sempre più di custodia e vigilanza – afferma Maggi – : non è possibile lasciare aperte le porte senza qualcuno che controlli a causa di frequenti incursioni di persone che possono creare trambusto o danneggiare qualche opera d’arte o suppellettile”.

Anselmo Motta, lo “storico” custode
Figura caratteristica del nostro Duomo è poi Anselmo Motta. “Fu mons. Tinti a chiedermi di fargli inizialmente da autista e successivamente da custode volontario della Cattedrale. Voleva che in chiesa fosse sempre presente qualcuno ad accogliere le persone e anche disponibile e spiegarne la storia e le opere d’arte – ricorda Motta – . Così mi sono studiato alcuni testi e mi sono reso disponibile a dire qualcosa a turisti e visitatori che spesso si guardano attorno senza sapere nulla di questo tempio. Per ogni messa è poi necessario trovare chi raccolga la questua ma anche presidiare gli ingressi durante le celebrazioni per evitare che entri qualcuno poco rispettoso a disturbare”. Anselmo ha accompagnato don Rino Bottecchi anche durante il tempo del terremoto: “per qualche domenica abbiamo celebrato la messa all’aperto, poi al cinema Eden e al Cinema Corso. Ci siamo poi trasferiti in Sagra: sono stati anni impegnativi perché la città era tutta sottosopra ma abbiamo cercato di offrire un servizio costante per tenere unite le persone”. Anselmo ricorda di aver imparato molte cose da Vivetta Carra che per tanti anni ha svolto il medesimo servizio e di essere grato a Enzo Discosti, Nunzio Armando Ferrari e Pier Luigi Gatti con i quali ha condiviso la presenza nel Consiglio per gli affari economici della Cattedrale per lunghi anni.

La Schola Cantorum della Cattedrale specializzata nel repertorio della polifonia sacra

Intreccio di voci

La Schola Cantorum della Cattedrale di Carpi, si configura quale espressione contemporanea di una continuità istituzionale e musicale di lunga durata, la cui genesi affonda nella prassi della Cappella musicale della Collegiata carpigiana. Un documento epistolare di capitale importanza – la lettera dei canonici, datata 31 agosto 1527, indirizzata al duca Alfonso I d’Este – attesta la deliberata volontà di istituire una cappella di canto figurato stabile all’interno della Collegiata; nondimeno, già nel 1521 sono registrate presenze di cantores e magistri. Tale linea di trasmissione consente di leggere l’odierna Schola Cantorum quale erede diretta e formalmente in continuità con la plurisecolare istituzione di Cappella Musicale della Collegiata carpigiana.

Sul piano ecclesiologico e liturgico, l’attuale configurazione della Schola si inscrive coerentemente entro gli orientamenti delineati dal Concilio Vaticano II, segnatamente nel capitolo VI della Costituzione Sacrosanctum Concilium (dicembre 1963). In tale orizzonte, la Schola Cantorum esercita il proprio ministero in funzione di un’autentica mistagogia musicale: attraverso l’arte del canto, essa accompagna la comunità celebrante in un itinerario di progressiva interiorizzazione del mysterium Christi lungo l’intero anno liturgico.

L’ambito di specializzazione repertoriale privilegia la polifonia vocale sacra dal XV secolo alla contemporaneità, concentrandosi in modo specifico sulle testimonianze liturgiche e sacre della produzione rinascimentale e barocca, affrontato secondo una rigorosa ermeneutica musicale liturgica che coniuga indagine filologica, prassi esecutiva storicamente informata e consapevolezza teologica del contesto rituale. La scelta del linguaggio polifonico, lungi dall’essere mero orientamento estetico, assume qui valore simbolico ed ecclesiale: l’intreccio delle linee vocali si fa paradigma sonoro di una comunione plurale, in cui la dialettica tra le voci traduce in forma acustica la dimensione sinodale dell’assemblea e la sua vocazione all’unità nella diversità.

La Schola Cantorum della Cattedrale rivolge un invito a quanti coltivino un’autentica inclinazione verso il canto liturgico: siamo aperti all’accoglienza di nuovi cantori, previo colloquio con il direttore.

Lorenzo Esposito, direttore della Schola Cantorum