Una folla commossa e composta ha partecipato alle esequie di don Silingardi

Don Ivo celebra la Santa Messa a Nomadelfia

Don Ivo celebra la Santa Messa a Nomadelfia

“Io sono pronto Signore”

Voglio amarti mio Gesù, voglio amarti sempre più, sta con me, o buon Gesù, voglio venire con te lassù”. Le note del Canto di Mamma Nina hanno commosso le tantissime persone presenti il 28 marzo al rito funebre di don Ivo Silingardi, nell’aula liturgica della parrocchia di Quartirolo. Dall’annuncio della sua morte, la comunità carpigiana, e non solo, è scossa: ha perso uno dei suoi punti di riferimento. Da sabato la salma del sacerdote è stata esposta nella cappellina di Villa Chierici a Santa Croce, sede della Cooperativa Nazareno così fortemente voluta da don Ivo per garantire affetto e futuro ai giovani più fragili e svantaggiati. Ogni ora è stato recitato un rosario e vi è stato un susseguirsi continuo di persone che volevano pregare per lui o dargli l’ultimo saluto.

 

 

 

 

Al funerale erano presenti il sindaco Bellelli, le autorità istituzionali, i dirigenti e gli amministratori della Scuola alberghiera e della Cooperativa sociale Nazareno, ma soprattutto tanti cittadini “comuni” che hanno voluto, con la loro presenza, manifestare l’affetto e la riconoscenza verso quel sacerdote “della gente”, che così tanto ha fatto per gli altri.

 

 

 

 

Monsignor Elio Tinti, monsignor Francesco Cavina, monsignor Douglas Regattieri

Monsignor Elio Tinti, monsignor Francesco Cavina, monsignor Douglas Regattieri

Il rito funebre è stato officiato da monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi, insieme a monsignor Douglas Regattieri, vescovo di Cesena Sarsina, e a monsignor Elio Tinti, vescovo emerito di Carpi, accompagnati da almeno una cinquantina di sacerdoti della Diocesi. “Cristo è sempre stato mio amico – le parole del testamento ‘spirituale’ di don Ivo, letto da monsignor Cavina – il più grande amico della mia vita, che io ringrazio per avermi chiamato al sacerdozio”. “Don Ivo – ha proseguito il vescovo Francesco – ha accolto tutti, bambini e adulti, poveri e ricchi, credenti e non credenti, con generosità e coraggio, andando a ‘bussare’ a tutte le porte per tutelare chi era nella difficoltà”. Ricordando le vicende della sua vita, l’esperienza della guerra, del carcere e del post guerra, monsignor Cavina ha precisato che “la vita di don Ivo ci insegna come affrontare problemi e difficoltà con lo sguardo sempre rivolto a Cristo, quale affettuoso amico che mai delude e abbandona. Le sue due più grandi creazioni, l’istituto Nazareno e la cooperativa Nazareno sono segno della sua lungimiranza educativa nonché richiamo per mettere sempre al centro di ogni azione l’uomo”. Affettuoso il ricordo anche del vescovo emerito di Carpi, monsignor Elio Tinti: “Don Ivo ha sempre detto ‘sì’ al Signore con grande abbandono. Tante volte, quando mi capitava di andare in giro, lo chiamavo e veniva con me: era un punto di riferimento, fiducia e speranza per tutti, capace di un totale abbandono a Cristo”. Un ‘amico’: così lo ricorda don Douglas Rettighieri, vescovo di Cesena-Sarsina: “Tra noi c’era un’amicizia e una stima sincera, eravamo in sintonia; lui amava confidarsi con me”. Al termine del rito funebre, la salma è stata di nuovo trasportata a Villa Chierici, in attesa delle tumulazione presso il cimitero urbano, che è avvenuta il 29 marzo, dopo le Santa Messa delle nove.