Comprendere e “disinnescare”

Al campo invernale dei Giovani si è parlato di “estremismi” con gli interventi di esperti e del vescovo Erio

di Matteo Tarabini Solmi

Il mondo di oggi, stando alle notizie internazionali, sembra essere dominato da chi va oltre ciò che è considerato accettabile, spesso motivato da ideologie divisive e usando un linguaggio violento. In una parola: estremismi. È questo il tema che abbiamo voluto esplorare con il campo invernale del settore Giovani dell’Azione Cattolica, svoltosi dal 27 al 30 dicembre a Sant’Antonio in Mercadello, in quattro giornate di vita comunitaria con momenti di approfondimento in compagnia di alcuni relatori.

L’attualità del Venezuela
“Dai libri di storia alla concretezza della vita”: Estefano Tamburrini, giornalista italo-venezuelano, ci ha regalato il 27 dicembre un racconto in prima persona della sua esperienza di attivismo in Venezuela, paese oggi più che mai al centro della cronaca internazionale. Se guardiamo al secolo scorso, ci accorgiamo subito che gli estremismi hanno avuto un ruolo determinante nelle vicende geopolitiche europee e nazionali, per poi arrivare a una situazione di risoluzione. La storia del Venezuela è però tutt’altro che pacificata: l’approccio anti-democratico del governo ha causato gravi problemi sociali, fomentando un’opposizione cresciuta sotto la violenza della repressione. Estefano in questo contesto ci è cresciuto, si è impegnato in prima linea per la causa della libertà, rischiando tanto e finendo anche in carcere ma sempre rimanendo fedele ai valori del dialogo e della non-violenza. La chiave per resistere agli estremismi senza cadere nella logica della vendetta, diventando peggio di ciò che si combatte? Ricordare che il tuo avversario ha un volto, cercare la comune radice di umanità, che lui ha scorto negli occhi dei suoi carcerieri. La sua testimonianza molto sentita ci colpisce nel profondo e ci lascia la consapevolezza che l’impegno dei miti per la giustizia è sempre fondamentale, per quanto sembri nascosto e non faccia notizia.

A seguire, il 28 dicembre, l’intervento del prof. Loris Vezzali, ordinario di psicologia sociale presso Unimore, dal titolo “Il troppo stroppia? Fenomeni di estremismo nella costruzione della personalità”, mentre il 29 dicembre, il prof. Gian Antonio di Bernardo, associato di psicologia sociale presso Unimore, ha parlato di “Costruire relazioni sociali tra eccessi e libertà”.

Cercando la vera radicalità
Il punto di arrivo del campo Giovani, il 30 dicembre, è affidato ad un dialogo tra don Erio Castellucci, nostro vescovo, e Maria Giovanna Titone, canonista con esperienza di vita religiosa e impegno nel sociale. La grande domanda che abita il nostro cuore dall’inizio di questo campo è impegnativa: come possiamo restare fedeli al desiderio di radicalità che, come cristiani, ci contraddistingue, senza rischiare di cadere in estremismi?

Maria Giovanna, in collegamento sullo schermo, ci ha raccontato di come l’incontro con Cristo nella sua vita si sia concretizzato nella scelta della consacrazione, accompagnata dalla percezione di essere immune da forme di estremismo poiché il suo servizio la portava a dialogare con persone e culture diverse. L’estremismo lo ha trovato invece dentro di sé, in una forma di perfezionismo della santità che spinge ad essere sempre i migliori, rischiando di vivere il ser vizio in una logica prestazionale stremante e finendo per giudicare con arroganza chi non si impegna allo stesso modo. Uscita da quell’esperienza, ha intuito che la vera radicalità per lei è un atto di affidamento nel credere che la realtà che ci circonda sia benedetta, e che Dio ci accompagna sempre in ogni fase del nostro cammino.

La via del Vangelo antidoto agli estremismi
Al dinamismo del movimento si collega anche don Erio, secondo cui la Chiesa dovrebbe pensarsi sempre in cammino, e non al punto di arrivo. Il gesto più radicale dei discepoli stessi è rispondere al “seguimi” di Gesù, camminare con lui, condividere le gioie e le sofferenze degli ultimi e da essi imparare l’umanità di Dio ogni giorno in modo migliore, senza mai sedersi e credere di essere arrivati. Chi ha maturato questo stile di fede non ha problemi a dialogare, a mettersi in discussione, anche per arricchire la propria posizione, a differenza di chi invece vorrebbe una fede basata solo su certezze immutabili e si chiude rifiutando il dialogo. La radicalità dello stile del cammino poi fa sempre crescere in umanità chi la pratica, l’estremismo fa crescere solo nel risentimento verso chi è diverso.

Nelle risposte alle domande finali troviamo altri spunti preziosi. Qualche ingrediente per la salute delle nostre comunità ecclesiali: promuovere la libertà di coscienza degli individui, favorire il dialogo e la formazione, costruire spazi di confronto e libertà di critica sulla gestione del potere, progettare l’apertura delle comunità verso le povertà scartate dal mondo.

Per portare pace, per essere “santi umili” impegnati nelle strade e nelle chiese sull’esempio di San Pier Giorgio Frassati, ci viene chiesto oggi di camminare insieme, di continuare ad interrogarci, di abitare le tensioni degli estremismi per comprenderle e disinnescarle con gli strumenti disarmati dell’Amore che Gesù stesso ci ha mostrato con la sua vita. Questi atteggiamenti di radicalità evangelica li auguriamo a noi stessi, alla nostra associazione, alla nostra Chiesa e a chi in ogni luogo quest’anno sogna un mondo più pacifico, meno estremo, più umano.