Scambio reciproco di ricchezze
Occorre vigilare perché l’attenzione per i cambiamenti delle strutture non lasci in secondo piano l’aspetto più importante, lo scopo stesso dell’attività della Chiesa: l’evangelizzazione”. Ancor prima dei tempi e degli organigrammi è questa la preoccupazione principale del vescovo Erio proprio mentre si può considerare avviato il conto alla rovescia che porta al decollo della nuova diocesi. “Ogni riforma pastorale o amministrativa, – continua il Vescovo – piccola o grande che sia, deve avere chiaro questo fine, altrimenti è solo un ritocco cosmetico. Però questo pericolo, che esiste, non deve portare a quegli scetticismi preventivi che a volte si incontrano e seminano disinteresse, sospetto e disimpegno”. Per la chiesa di Carpi il passaggio non sarà facile sul piano affettivo resterà pur sempre un evento storico destinato a segnare la fine di un’esperienza ecclesiale che nel 2029 avrebbe festeggiato i 250 anni di vita. “Penso sia una reazione comprensibile di cui tenere conto. L’identità delle due Diocesi, specialmente della più piccola, va preservata. Carpi conta circa 130mila abitanti e Modena il quadruplo. C’è il pericolo effettivo che l’unificazione venga intesa come assorbimento. Andrà invece valorizzata la storia di entrambe le Diocesi, andranno abitati i luoghi di spiritualità e di carità, andranno organizzate insieme le iniziative in entrambe le Chiese locali, dando linfa alle occasioni già in calendario, come le solennità liturgiche, le feste dei Patroni, le giornate dei giovani, dei fidanzati, delle famiglie, dei poveri, del creato, e così via. Già ora le associazioni e i movimenti, soprattutto giovanili, stanno collaborando molto bene e stanno testimoniando che l’unificazione, se bene impostata, è ricchezza reciproca”. Tutto vero sul piano teorico ma proprio i numeri e le dimensioni che lei ha ricordato potrebbero determinare una fisiologica dinamica di cooptazione: “Vorrei capovolgere questa visone un po’ aziendale con la logica del dono: il regalo reciproco delle ricchezze delle due Diocesi. Non sarà Modena che “ingloba” Carpi – e dovremo fare molta attenzione a questo – ma sarà Modena che regala a Carpi alcune sue ricchezze e Carpi che ricambia Modena con le sue. Lo stiamo già verificando con l’unificazione dei Ser vizi. Ci vorrà sicuramente qualche anno di rodaggio, ma già ora – specialmente a partire dalle attività giovanili – sperimentiamo l’arricchimento reciproco”. Tornando alla priorità dell’evangelizzazione quali potrebbero essere gli aspetti positivi che scaturiscono dall’unificazione delle due diocesi e che potranno determinare un rinnovato slancio missionario? “Rispetto alla condizione attuale delle due diocesi in ‘unum episcopi’ mi pare evidente il beneficio di una semplificazione burocratica, peraltro già in atto, con lo snellimento degli organismi diocesani: gli Uffici pastorali di Curia sono stati da poco uniti e trasformati in Servizi, con uno stile di sussidiarietà e sinodalità; i consigli pastorali diocesani da due diventeranno uno, e così i consigli presbiterali, i collegi consultori e i consigli episcopali (questi ultimi già fusi). Una volta unificate giuridicamente, anche gli organismi amministrativi delle due Diocesi verranno accorpati. Ci sarà poi di conseguenza l’esigenza di ripensare il rapporto con il territorio con la creazione dei 5 grandi vicariati; anche questo, è bene sottolinearlo, non è solo un passaggio formale, ma sarà il frutto delle assemblee costituenti che sono in via di svolgimento. Ciascuno dei vicariati avrà una responsabilità in ordine alla formazione (laici, diaconi, presbiteri), alla gestione amministrativa (per quanto permesso dal Codice) e alle iniziative liturgiche”. A questo punto del percorso che le due diocesi stanno portando avanti da settembre 2024 chiediamo al vescovo Erio se è possibile ipotizzare una data per rendere effettiva l’unifi cazione? “Questo bisogna chiederlo al Dicastero dei Vescovi della Santa Sede. Personalmente spero che avvenga attorno a Pasqua: ormai la documentazione è completa e attendiamo solo un cenno dal Nunzio Apostolico in Italia, che segue direttamente il processo, per essere convocati dal Prefetto del Dicastero”.
L.L.
Simone Ghelfi delegato per l’ambito dell’annuncio
Delegato per l’ambito dell’annuncio, è Simone Ghelfi, che è anche direttore del servizio interdiocesano per la catechesi dell’infanzia e della preadolescenza. “Per esigenze di sintesi i due ambiti si differenziano in annuncio e prossimità, ma sono interconnessi” spiega, sottolineando che “al loro interno i servizi devono prendere forma, unendo agende e programmi”. “L’obiettivo finale non è solo una riforma dei servizi, ma la costruzione di uno stile comune che tenga insieme anche la comunicazione, l’amministrazione e l’organizzazione territoriale”. Sebbene la primavera 2026 sia indicata come l’orizzonte per definire l’assetto dei vicariati, l’elasticità resta fondamentale. “Il tempo deve accompagnare: si tratta di inserire dentro tutti gli ambiti, al ritmo di tutti, provando a camminare insieme” sottolinea.
Francesco Panigadi delegato per l’ambito della prossimità
“Il processo di unificazione ci sfida a superare le chiusure per approdare a uno stile di condivisione autentica e missionaria” afferma Francesco Panigadi, delegato per l’ambito della prossimità, oltre che direttore del Servizio interdiocesano di pastorale missionaria. Il cammino prevede momenti di confronto costanti, come gli incontri quindicinali tra i direttori dei Servizi pastorali e l’Arcivescovo, dove si mette al dentro lo stile sinodale e il lavoro di squadra. L’invito è quello di “togliersi dalla testa il ‘si è sempre fatto così’ e l’idea di essere autosufficienti” afferma Panigadi. L’unione tra le due Chiese diventa quindi l’occasione per essere “sempre più testimoni della bellezza del Vangelo, che è una buona notizia per tutti, un cammino bello che non è autoritario, ma che ci libera”.
II convocazione per le assemblee vicariali costituenti
mons. Maurizio Trevisan
Dopo il primo incontro il 16 gennaio per il Vicariato di Mirandola, il 23 gennaio si terrà l’assemblea a Sant’Agata Cibeno per il Vicariato di Carpi. Già in questa seconda convocazione, ad ogni membro delle assemblee si chiede di esprimere, in modo anonimo, sei nomi (2 presbiteri, 2 laici per l’ambito dell’annuncio e 2 laici per l’ambito della prossimità) da proporre come candidati per le terne da sottoporre al Vescovo per la nomina delle tre persone che comporranno il coordinamento pastorale vicariale. Saranno così individuati i candidati più votati (10 presbiteri, 10 laici per l’annuncio, 10 laici per la prossimità) con i quali, verificata da parte del coordinamento pastorale diocesano la disponibilità personale e l’assenza di elementi ostativi, verrà composta la lista definitiva dei candidati da votare nel terzo incontro delle assemblee vicariali.






