La solitudine del crocifisso
“L’ora viene, anzi è venuta, che sarete dispersi, ciascuno per conto suo, e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me” (Gv 16,32). Il bellissimo crocifisso ligneo del Duomo, intagliato nella seconda metà del XV secolo, nella sua collocazione attuale – con la croce trasparente – evidenzia ancora meglio la solitudine di Gesù nella morte. Il versetto di Giovanni prende corpo in modo impressionante. Quel “mi lascerete solo”, rivolto ai discepoli, è una realtà cruda. La scomparsa dei suoi, proprio nel momento in cui avrebbe avuto più bisogno di loro, di un conforto da parte degli amici, è quasi insopportabile. E il Vangelo di Luca, più degli altri tre, lo sottolinea. Domenica abbiamo letto proprio la Passione secondo il terzo Vangelo: ebbene, Luca rileva un deserto affettivo completo attorno alla croce di Gesù: non solo mancano i discepoli – solo Giovanni colloca sotto la croce uno di loro, il discepolo amato – ma non ci sono nemmeno le donne: “Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti” (Lc 23,49)… continua –>