Omelia XXXI domenica T.O
Carpi 3 novembre 2024
20° della morte di Mons. Prati
- “Tutto” in Cristo e “tutto” per i fratelli
Abbiamo ascoltato, nella prima lettura (Cfr Dt 6, 2-6), il celebre passo che l’ebreo recita tre volte al giorno: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore”. E’ una delle preghiere più care alla tradizione giudaica. Ascolta: non è solo un’operazione che riguarda l’apparato acustico del nostro corpo; ma in quell’imperativo è sottinteso anche il coinvolgimento della mente, del cuore, del corpo stesso. Ascolta, Israele: cioè: affidati, abbandonati, offriti, obbedisci a Dio: Lui è tutto per te. Il testo biblico poi precisa le modalità di tale obbedienza: con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (v. 5). Cosa vuol dire? “Con tutto il cuore” significa aderire con un cuore indiviso, senza lasciare spazio ad altri idoli. “Con tutta l’anima” vuol dire che si è disposti a dare la vita per il Signore. “Con tutte le forze” vuol dire considerare Dio più prezioso di qualsiasi ricchezza materiale. Insomma: Dio esige tutto! Egli non si accontenta di un’adesione parziale, formale, estemporanea, di un momento: vuole tutto, il tuo cuore, la tua vita. Ma sta tranquillo che se dai tutto a Dio; lui in risposta ti ritorna il centuplo (Cfr Mt 19, 29).
Gesù nel vangelo (Cfr Mc 12, 28b-34) modifica un po’ il testo del Deuteronomio e aggiunge di amare Dio oltre che con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze, anche “con tutta la tua mente” (v. 30). E’ un’ulteriore specificazione della totalità di sé richiesta da Dio; ma soprattutto Gesù rispondendo allo scriba si affretta a dire che c’è un secondo comandamento che è simile al primo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Mc 12, 32; Cfr Lv 19, 18). Quasi a dire: non pensare che scegliere Dio ti esima dall’amare il tuo fratello, il tuo prossimo: le due cose stanno insieme. In questo equivoco erano caduti diversi scribi e farisei, ma prima di loro anche il popolo nel suo insieme. Il profeta Isaia, infatti, non aveva risparmiato dure accuse e sferzate taglienti: “Questo popolo mi onora solo con le labbra” (Is 29, 13) ma usa violenza verso i piccoli e i poveri. Il monito del profeta è chiaro: “Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero? / (…) Quando stendete le mani, / io distolgo gli occhi da voi. / Anche se moltiplicaste le preghiere, / io non ascolterei: / le vostre mani grondano sangue. / (…) imparate a fare il bene, / cercate la giustizia, / soccorrete l’oppresso, / rendete giustizia all’orfano, / difendete la causa della vedova” (Is 1, 11.15.17).
Dunque, “Tutto”: Dio e il prossimo e con tutto noi stessi. Mons. Tinti, quando decise il motto episcopale, la sua scelta cadde sull’espressione: Omnia in Christo – Tutto in Cristo – riferendosi al noto obiettivo paolino: “Instaurare omnia in Christo” (Ef 1, 10). E fu la medesima scelta di Mons. Prati, di cui oggi vogliamo ricordare il 20° anniversario della morte avvenuta il 5 marzo 2004. Sempre dall’epistolario paolino egli scelse l’espressione autobiografica dell’apostolo: Impendam et superimpendar: “Ben volentieri mi prodigherò, anzi consumerò me stesso per le vostre anime” (2Cor 12, 15). Il primo, Mons. Tinti: tutto in Cristo; il secondo, Mons. Prati: tutto per i fratelli! La totalità nell’affidarsi a Cristo e la totalità nel darsi ai fratelli. Noi che abbiamo conosciuto entrambi, noi a cui è stata data dalla Provvidenza la gioia di stare loro vicino, abbiamo toccato con mano la bellezza del dono di sé, di due servi del Vangelo totalmente guidati dall’amore per Cristo e per i fratelli. E oggi rendiamo per questo grazie a Dio.
- La sovrabbondanza
La legge della sovrabbondanza è uno dei pilastri del cristianesimo. Lo scrisse l’allora card. Ratzinger nella sua opera fondamentale Introduzione al cristianesimo. “La sovrabbondanza – scrisse – è la vera base e la forma della storia della salvezza, la quale, non è altro che il processo, davvero tale da togliere il respiro, per cui Dio, con un atto di indicibile autoprodigalità, non solo ha profuso un intero universo, ma addirittura ha dato se stesso per condurre alla salvezza quel granello di povere che è l’uomo. Sicché ‘sovrabbondanza’ è l’autentica definizione della storia della salvezza (Queriniana, Brescia 2015, p. 252). Pensiamo alle dodici ceste di pani avanzati dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani per i 5.000 (Cfr Gv 6, 1-13); pensiamo alle sei giare di acqua trasformata in vino (Cfr Gv 2, 1-11) e così via … Alla sovrabbondanza dell’amore di Dio per l’uomo, hanno risposto, a loro volta, con il loro amore sovrabbondante Mons. Elio e Mons. Artemio. L’Omnia in Christo e l’Impendam et superimendar non sono stati altro che un riflesso nella loro vita della sovrabbondanza divina.
I due motti in realtà attualizzano quanto la lettera agli Ebrei ci ha detto nella seconda lettura (Cfr Eb 7, 23-28) parlandoci del Sommo ed eterno sacerdote Cristo Signore: Egli – dice il testo – ha offerto se stesso. A differenza dei sacerdoti dell’antica Alleanza che offrivano altro da sé, “possiede un sacerdozio che non tramonta. (…) Non ha bisogno di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso” (Eb7, 24. 27). Offrendo se stesso. Tutto se stesso. In quel “Tutto” Mons. Elio e Mons. Artemio si sono quotidianamente confrontati e hanno svolto il loro servizio ecclesiale con gioia e con passione. Così vogliamo ricordarli. Un esempio per noi. Un grande ‘grazie’ a Dio per averceli donati.





