Editoriale del n. 23 del 14 giugno 2015

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La Redazione

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Conti che non tornano

I Santi vengono intesi come strumenti, esempi per arrivare a Dio. Spesso vengono invocati per impetrare la risoluzione di problemi terreni. Questo sabato facciamo memoria di Sant’Antonio di Padova, che le statistiche dicono essere il Santo più popolare nel mondo.
Proviamo ad immaginare cosa Sant’Antonio direbbe oggi. In quale piega della nostra realtà rintraccerebbe il male maggiore? Su quale sentimento farebbe leva per cercare il miglioramento? Quale sarebbe la sua proposta per una società più giusta e vicina al Vangelo?
Sappiamo quanto Antonio abbia lavorato e predicato contro l’usura. Immaginiamolo ora attratto dal problema del debito e dell’interesse sul debito. Cosa regge le austere politiche economiche dei nostri giorni?
‘L’usuraio ha i denti sempre in moto, intento a rapinare, maciullare e inghiottire i beni dei poveri’ ha scritto il Santo di Padova. Nel formulare i suoi Sermones aveva probabilmente di fronte la tragedia di famiglie espropriate della casa e dei beni da parte di qualche ricco prestatore, mai sazio di incrementare i propri profitti.
Ma oggi ad essere espropriati sono interi Stati.
E’ dall’inizio della crisi economica che governi e contribuenti pagano per salvare non si sa bene chi o cosa. Di certo non i popoli: per contentare gli appetiti di ricchi creditori li vediamo cedere conquiste costate decenni di lotte dei nostri avi. Per rimettere i debiti, i governi sono costretti a svendere risorse e beni comuni, a privatizzare anche quello che non si dovrebbe.
Anche grazie alla macchina mediatica, questo scenario si è tradotto in una prassi comunemente accettata. Ma ciò non rende la situazione giusta o sostenibile. Al contrario è causa di continue e inutili sofferenze, d’irragionevoli privazioni. Basti pensare alle conseguenze delle scelte europee sulla vita dei cittadini della Grecia. O alle grigie prospettive che ha di fronte anche il nostro Paese.
Forse, se fosse il Santo di Padova a mettere sotto accusa il ‘vocabolario’ spesso disumano dei mercati, a dire che l’austerità e le liberalizzazioni sono ricette spesso fallimentari, a smontare il mito del debito pubblico, cominceremmo a crederci! Ma ovviamente Sant’Antonio non tornerà a prendere le nostre difese.
In fondo la figura di Antonio è da sempre quella del Santo presso cui trovare protezione. Fu amico dei poveri per carità, ma anche perché attento osservatore della società del proprio tempo. Un modo di stare al mondo che legato alla passione per il Vangelo, gli ha in qualche modo permesso una visione profetica sul futuro dell’umanità. Visione profetica che oggi manca’
don Ermanno Caccia