“Adulti e ragazzi: come costruire una positiva comunicazione”

Incontro con Michele De Beni, psicoterapeuta, pedagogista, esperto di processi formativi, Università di Verona che si è tenuto Venerdì 6 marzo ore 20,45.


Si è svolto il 6 marzo il secondo incontro sugli Stili di comunicazione negli adolescenti di oggi. Organizzato dall’Ufficio diocesano per l’educazione e la scuola, ha visto la partecipazione del professor Michele De Beni dell’Università di Verona, psicoterapeuta, pedagogista, esperto di processi formativi


 


Una comunicazione positiva


 


‘Adulti e ragazzi: come costruire una positiva comunicazione’: il volantino d’invito all’incontro (il secondo, dopo quello del 20 febbraio con Ezio Aceti, psicoterapeuta dell’età evolutiva) organizzato dall’Ufficio diocesano per l’educazione e la scuola per tutti i genitori, docenti ed educatori esplicitava le motivazioni dell’appuntamento. Forti sono gli interrogativi di fondo, che coinvolgono direttamente ciascuno di noi: ‘in una società in cui la comunicazione pare prevalere sulla elaborazione del pensiero, si avverte sempre più l’esigenza di persone capaci di partecipare attivamente, di condividere, di interpretare la realtà sociale e di farsi carico dei suoi problemi, di assumere iniziative, di costruire con speranza il bene comune. In questo contesto sociale, si è ancora capaci di comunicare? Che cos’è e come si sviluppa la comunicazione? La famiglia può esserne protagonista? Gli adolescenti che cosa comunicano e come?


Michele De Beni, in un efficacissimo intervento, è giunto a convincerci della potenza dei rapporti che la famiglia, gli oratori, le associazioni giovanili, ambienti sportivi’, se messi in rete tra loro, possono offrire ai giovani. Questi rapporti saranno certamente capaci di sviluppare energie positive, tali da poter nutrire atteggiamenti di speranza e da poterci aspettare un ritorno d’amore.


De Beni ha citato un pensiero di Anna Frank, notoriamente immersa nel negativo che non lasciava spiragli al positivo: ‘È un grande miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze; nonostante tutto io continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo’.  


Questa è la misura: non rinunciare alle speranze e credere nella bontà dell’uomo. I giovani, ha affermato De Beni, dovrebbero vedere adulti, le cui relazioni sono intessute di reciproco interesse. È questa la reciprocità che mostra ai giovani che non sono soli e che rafforza in loro la resilienza, cioè la capacità di resistere alla negatività, pur in mezzo ad un clima ostile.


Fra questi modelli di adulti che, con la loro vita, hanno mostrato l’arte del dialogo, l’arte di amare, ha nominato Giovanni Paolo II, il quale ascoltava tutti, portava grande rispetto, esprimeva la sua identità ed era coerente. Un esempio è possibile rintracciarlo anche in Chiara Lubich, che affermava: ‘amare tutti, amare per primi, amare come sé, amarsi fino alla reciprocità’.


È questa la bellezza e la potenza dell’educazione, capace ancora di incidere nell’animo dei nostri giovani. Nonostante tutto. Nonostante i messaggi proposti dai mass-media, nei quali prevale la dialettica di prevaricare l’altro, di chi è più aggressivo, e perciò mancano di etica relazionale.


Dobbiamo essere noi adulti, per primi, ha concluso De Beni, a creare un ambiente coerente per i giovani, rafforzato da tante realtà positive messe in rete, senza aspettarci tutto dalla scuola e dallo Stato (che pure dovrebbero fare qualcosa di più), che sviluppi un pensiero critico nei confronti del negativo dilagante, ma ugualmente sproni a sviluppare un pensiero capace di costruire il positivo.  


Come affermava Gandhi, occorre credere che il bene esiste, che si può sconfiggere l’odio con l’amore, la falsità con la verità.


 


Ermes Rigon