Editoriale del n. 13 del 6 aprile 2014



Le amministrative rilancio per la politica

 

Spazi di partecipazione

di Luigi Lamma

 

Si va completando la presentazione dei candidati sindaci, si sta ultimando la composizione delle liste: tutto è ormai pronto per dare il via ufficiale alla campagna elettorale che si concluderà domenica 25 maggio con l’election day che vedrà gli elettori chiamati al voto per le amministrative e le europee. Mentre la riforma elettorale e costituzionale portata avanti dall’asse Renzi-Berlusconi ci prospetta un futuro con assemblee parlamentari (Camera e Senato) composte da nominati, premi di maggioranza fuori da ogni logica, soglie di sbarramento impossibili, al solo scopo di limitare al massimo il diritto di scelta dei cittadini, bisogna ammettere che il fermento provocato da questa fase preparatoria delle amministrative ha messo in mostra, in periferia, una rinnovata voglia di partecipazione politica. Se si seguono i luoghi comuni e le dietrologie o la logica dei politici navigati si potrebbe anche parlare di esasperazione dei personalismi, di ricerca di posizioni di rendita, di eccessiva frammentazione. La lettura invece può essere assai diversa e decisamente positiva. Infatti non è possibile dimenticare il livello di logoramento del rapporto tra cittadini e politica, accentuato da una crisi economica dalle devastanti conseguenze sul piano occupazionale. Occorre ricordare il crescente astensionismo che caratterizza ormai da tempo ogni tornata elettorale (ultimo il ordine di tempo il 52,23% di votanti in Sardegna nelle elezioni regionali di febbraio 2014). Davanti a questo scenario a tinte fosche constatare come tanti cittadini, tra questi molti giovani, abbiano scelto di ‘buttarsi nella mischia’, o attraverso i partiti tradizionali o contribuendo alla realizzazione di liste civiche, è un fatto che getta pennellate di luce e di colore, fa riflettere e ben sperare. C’è un rinnovato desiderio di partecipazione e c’è soprattutto la consapevolezza che si tratta di una impegnativa responsabilità. Di questo atteggiamento ne hanno dato testimonianza i politici intervenuti al ritiro spirituale proposto da monsignor Cavina dove è stato affrontato un tema assai poco ‘sociale’ ma decisamente coinvolgente per chi opera nel sociale e in politica: la scelta tra il bene e il male, il saper tenere lontane le tentazioni del potere, l’astenersi dai giudizi personali, il dialogo costruttivo (l’articolo nelle pagine interne). Infine la domanda che più preme: i cattolici sono protagonisti o spettatori? E’ presto per formulare conclusioni anche se è evidente la volontà di spendersi, in ogni contesto, con un ruolo non marginale. L’impegno politico è vero che si esercita in tanti modi, nel servizio educativo come nel volontariato, ma quando si sceglie il confronto sul piano della rappresentanza, il consenso che si riesce a raccogliere non è un dettaglio di poco conto: tra i tanti cattolici sparsi nelle varie liste quanti alla fine entreranno nelle aule consiliari?