Elezione di Papa Leone XIV

15 giugno 2025

Leone XIV, davanti a 70mila persone, ha chiesto a movimenti, associazioni e nuove comunità di vivere la “sinodalità”: abbiamo un’unica missione

di  M. Michela Nicolais

Diversi gruppi della diocesi di Carpi hanno partecipato al Giubileo dei movimenti, delle associazioni e delle nuove comunità che si è svolto a Roma il 7 e 8 giugno. Occasione importante per cogliere dalle parole del Papa le attese per una rinnovata presenza di queste realtà nella chiesa e nella società.

“Questa piazza San Pietro, che è come un abbraccio aperto e accogliente, esprime magnificamente la comunione della Chiesa, sperimentata da ognuno di voi nelle diverse esperienze associative e comunitarie, molte delle quali rappresentano frutti del Concilio Vaticano II”. È il saluto di Leone XIV ai movimenti, alle associazioni e alle nuove comunità che la sera di sabato 7 giugno, in 70mila, hanno affollato piazza San Pietro per la Veglia di Pentecoste, che si inserisce nell’appuntamento giubilare a loro dedicato. “Non molte missioni, ma un’unica missione. Non introversi e litigiosi, ma estroversi e luminosi”, le prime due consegne del Papa. “Dio ha creato il mondo perché noi fossimo insieme”, ha spiegato Leone XIV, che durante l’omelia ha fatto risuonare più volte il termine “sinodalità”, “il nome ecclesiale di questa consapevolezza”: “È la via che domanda a ciascuno di riconoscere il proprio debito e il proprio tesoro, sentendosi parte di un intero, fuori dal quale tutto appassisce, anche il più originale dei carismi”. “Tutta la creazione esiste solo nella modalità dell’essere insieme, talvolta pericoloso, ma pur sempre un essere insieme”, ha ribadito il Pontefice sulla scorta della Laudato sì: “E ciò che noi chiamiamo storia prende forma solo nella modalità del riunirsi, del vivere insieme, spesso pieno di dissidi, ma pur sempre un vivere insieme. Il contrario è mortale, ma purtroppo è sotto i nostri occhi, ogni giorno”. “Siano allora le vostre aggregazioni e comunità delle palestre di fraternità e di partecipazione, non solo in quanto luoghi di incontro, ma in quanto luoghi di spiritualità”, il mandato del Papa. “La sera della mia elezione, guardando con commozione il popolo di Dio qui raccolto, ho ricordato la parola ‘sinodalità’, che esprime felicemente il modo in cui lo Spirito modella la Chiesa”, ha ribadito Leone XIV a proposito di una delle parole-chiave, fin dall’esordio, del suo pontificato: “In questa parola risuona il syn –– il con – che costituisce il segreto della vita di Dio. Dio non è solitudine. Dio è “con” in sé stesso – Padre, Figlio e Spirito Santo – ed è Dio con noi. Allo stesso tempo, sinodalità ci ricorda la strada– odós – perché dove c’è lo Spirito c’è movimento, c’è cammino”. “Siamo un popolo in cammino”, l’identikit del Pontefice, secondo il quale “questa coscienza non ci allontana ma ci immerge nell’umanità, come il lievito nella pasta, che la fa tutta fermentare”. “In un mondo lacerato e senza pace lo Spirito Santo ci educa a camminare insieme”, l’auspicio per questo Giubileo: “La terra riposerà, la giustizia si affermerà, i poveri gioiranno, la pace tornerà se non ci muoveremo più come predatori, ma come pellegrini. Non più ognuno per sé, ma armonizzando i nostri passi ai passi altrui. Non consumando il mondo con voracità, ma coltivandolo e custodendolo, come ci insegna l’Enciclica Laudato si’”. “Per seguire Gesù non occorrono sostenitori potenti, compromessi mondani, strategie emozionali”, ha ammonito il Papa: “l’evangelizzazione è opera di Dio e, se talvolta passa attraverso le nostre persone, è per i legami che rende possibili”. “Siate legati profondamente a ciascuna delle Chiese particolari e delle comunità parrocchiali dove alimentate e spendete i vostri carismi”, la consegna finale: “Attorno ai vostri vescovi e in sinergia con tutte le altre membra del Corpo di Cristo agiremo, allora, in armoniosa sintonia. Le sfide che l’umanità ha di fronte saranno meno spaventose, il futuro sarà meno buio, il discernimento meno difficile. Se insieme obbediremo allo Spirito Santo!”. “Lo Spirito di Gesù cambia il mondo, perché cambia i cuori”, ha garantito il Papa, esortando i presenti a vivere “quella dimensione contemplativa della vita che sconfessa l’autoaffermazione, la mormorazione, lo spirito di contesa, il dominio delle coscienze e delle risorse”, perché “il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà”. “L’autentica spiritualità impegna allo sviluppo umano integrale: non è una conquista umana del mondo, è la via delle Beatitudini, una strada che percorriamo insieme, tesi fra il ‘già’ e il ‘non ancora’, affamati e assetati di giustizia, poveri di spirito, misericordiosi, miti, puri di cuore, operatori di pace”.

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25 maggio 2025

ph AFP – Sir

Come fratelli tutti
Nell’omelia della messa di inizio del pontificato Leone XIV ha indicato il suo primo grande desiderio di unità e di fraternità

Sono stato scelto senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia”. E’ il biglietto da visita di Leone XIV che ha iniziato ufficialmente il suo ministero petrino di Vescovo di Roma, domenica 18 maggio. Dal Conclave, ha rivelato il Pontefice, “arrivando da storie e strade diverse, abbiamo posto nelle mani di Dio il desiderio di eleggere il nuovo successore di Pietro, il Vescovo di Roma, un pastore capace di custodire il ricco patrimonio della fede cristiana e, al contempo, di gettare lo sguardo lontano, per andare incontro alle domande, alle inquietudini e alle sfide di oggi”. Due le parole chiave dell’omelia: “amore e unità”. A fare da architrave all’omelia del nuovo successore di Pietro sono state infatti due citazioni del vescovo di Ippona: la prima “ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te” è la frase più celebre delle Confessioni. La seconda ha a che fare con il volto della Chiesa del futuro: “La Chiesa consta di tutti coloro che sono in concordia con i fratelli e che amano il prossimo”. Il Papa ha scelto proprio queste ultime parole di Sant’Agostino per rivelare il suo “primo grande desiderio”, che vorrebbe fosse anche il nostro: “una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato”.

Vediamo troppa discordia
L’altra citazione emblematica dello stile del pontificato, posta a suggello finale dell’omelia a commento di un passo della Rerum novarum di Leone XIII, suona come un mandato: “Con la luce e la forza dello Spirito Santo, costruiamo una Chiesa fondata sull’amore di Dio e segno di unità, una Chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia, e che diventa lievito di concordia per l’umanità”, l’identikit della comunità ecclesiale, sotto forma di auspicio: “Insieme, come unico popolo, come fratelli tutti, camminiamo incontro a Dio e amiamoci a vicenda tra di noi”. “In questo nostro tempo, vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri”, la denuncia di Leone XIV: “E noi vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità. Noi vogliamo dire al mondo, con umiltà e con gioia: guardate a Cristo! Avvicinatevi a Lui! Accogliete la sua Parola che illumina e consola! Ascoltate la sua proposta di amore per diventare la sua unica famiglia: nell’unico Cristo siamo uno”.

Un mondo dove regna la pace
“E questa è la strada da fare insieme, tra di noi ma anche con le Chiese cristiane sorelle, con coloro che percorrono altri cammini religiosi, con chi coltiva l’inquietudine della ricerca di Dio, con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, per costruire un mondo nuovo in cui regni la pace”, il programma del pontificato: “Questo è lo spirito missionario che deve animarci, senza chiuderci nel nostro piccolo gruppo né sentirci superiori al mondo; siamo chiamati a offrire a tutti l’amore di Dio, perché si realizzi quell’unità che non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo”. “Pescare l’umanità per salvarla dalle acque del male e della morte”, l’immagine iniziale che ci porta sul lago di Tiberiade, dove Gesù aveva iniziato la sua missione chiamando Pietro e gli altri primi discepoli a essere come Lui pescatori di uomini. “Gettare sempre e nuovamente la rete per immergere nelle acque del mondo la speranza del Vangelo, navigare nel mare della vita perché tutti possano ritrovarsi nell’abbraccio di Dio”, la missione di Pietro anche oggi, perché anche oggi, a Pietro, “è affidato il compito di amare di più e di donare la sua vita per il gregge”, senza mai “catturare gli altri con la sopraffazione, con la propaganda religiosa o con i mezzi del potere”. “Pascere il gregge senza cedere mai alla tentazione di essere un condottiero solitario o un capo posto al di sopra degli altri, facendosi padrone delle persone a lui affidate”, il monito di Leone XIV: a Pietro, al contrario, “è richiesto di servire la fede dei fratelli, camminando insieme a loro: tutti, infatti, siamo costituiti ‘pietre vive’ (1Pt 2,5), chiamati col nostro Battesimo a costruire l’edificio di Dio nella comunione fraterna, nell’armonia dello Spirito, nella convivenza delle diversità”. “Fratelli, sorelle, questa è l’ora dell’amore!”, la conclusione dell’omelia, subito dopo l’imposizione del Pallio e la consegna dell’Anello del Pescatore, cui ha fatto seguito l’atto di obbedienza al nuovo Pontefice da parte di 12 rappresentanti delle categorie del popolo di Dio.

M.Michela Nicolais

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13 maggio 2025

La scelta del nome Leone
Nel primo discorso ai cardinali dopo l’elezione (10 maggio), Leone XIV ha spiegato le ragioni per cui, da Papa, ha scelto di assumere tale nome, sulla scia del Concilio e del pontificato del suo predecessore. “Diverse sono le ragioni – ha spiegato nell’incontro a porte chiuse nell’Aula nuova del Sinodo – però principalmente perché Papa Leone XIII, con la storica enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.

Le priorità pastorali dell’Evangelii gaudium
“Il ritorno al primato di Cristo nell’annuncio; la conversione missionaria di tutta la comunità cristiana; la crescita nella collegialità e nella sinodalità; l’attenzione al sensus fidei, specialmente nelle sue forme più proprie e inclusive, come la pietà popolare; la cura amorevole degli ultimi e degli scartati; il dialogo coraggioso e fiducioso con il mondo contemporaneo nelle sue varie componenti e realtà”. Sono le “istanze fondamentali” dell’Evangelii gaudium, l’esortazione apostolica di Papa Francesco, rilanciate da Leone XIV e additate come programma ai cardinali, incontrati per la prima volta a porte chiuse dopo l’elezione. “Si tratta di principi del Vangelo che da sempre animano e ispirano la vita e l’opera della Famiglia di Dio, di valori attraverso i quali il volto misericordioso del Padre si è rivelato e continua a rivelarsi nel Figlio fatto uomo, speranza ultima di chiunque cerchi con animo sincero la verità, la giustizia, la pace e la fraternità”, ha sottolineato il Pontefice, rivelando che “proprio sentendomi chiamato a proseguire in questa scia, ho pensato di prendere il nome di Leone XIV”.

Le prime parole di Leone XIV dopo l’elezione
L’appello per la pace e la gratitudine verso Francesco
Robert Francis Prevost, 69 anni, è il 267° Papa e primo nordamericano a guidare la barca di Pietro nella storia della Chiesa, con il nome di Leone XIV. Eletto nel 76° Conclave dai 133 cardinali elettori, al quarto scrutinio, alle 19.23 si è affacciato dalla Loggia delle Benedizioni per ricevere il saluto della folla. Il volto sereno, sorridente e a tratti commosso. La fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina era arrivata alle 18.07. A dare il solenne annuncio “Habemus Papam” è stato, alle 19.13, il cardinale protodiacono, Dominique Mamberti. “La pace sia con tutti voi!”, le prime parole del nuovo Pontefice. “Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio”, ha detto Leone XIV. “Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli e ogni terra segnata dalla guerra”, ha proseguito il Santo Padre: “La pace sia con voi! Questa è la pace di Cristo, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, che ci ama tutti e incondizionatamente”. “Ancora conserviamo nei nostri cuori quella voce debole, ma sempre coraggiosa, di Papa Francesco, che benediva Roma”. Così ha ricordato il suo predecessore: “Il Papa che benediva Roma e dava la sua benedizione al mondo intero, quella mattina del giorno di Pasqua. Consentitemi di dare seguito a quella stessa benedizione: Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti, mano nella mano con Dio e tra di noi, andiamo avanti.

Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce, l’umanità necessita di Lui come ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutiamoci anche noi, gli uni gli altri, a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo, sempre in pace”. “Grazie a Papa Francesco”, l’omaggio al predecessore. “Sono un figlio di Sant’Agostino, che ha detto: ‘Con voi sono cristiano e per voi sono vescovo’”: “In questo senso possiamo tutti camminare insieme, verso quella patria che Dio ci ha preparato”. “Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce ponti di dialogo, sempre aperta a ricercare, come questa piazza con le braccia aperte, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, del dialogo, dell’amore”. Poi, parlando in spagnolo, ha salutato “la mia amata diocesi di Chicayo, in Perù”. Il saluto del nuovo pontefice si è poi allargato “a tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, d’Italia e di tutto il mondo”. “Vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, che cerca sempre la pace, cerca sempre la carità, cerca sempre di essere vicina a tutti, specialmente a coloro che soffrono”. “Oggi è il giorno della supplica alla Madonna di Pompei”. “Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo, e chiediamo questa grazia speciale a Maria, nostra madre”, l’invocazione finale, prima della recita dell’Ave Maria, insieme a tutta la piazza, e la sua prima benedizione “Urbi et Orbi”.

 

 

STEMMA Simboli e motto ispirati a Sant’Agostino
Sono stati pubblicati lo stemma e il motto ufficiale di Papa Leone XIV. Lo stemma raffigura uno scudo diviso diagonalmente in due settori: nella parte superiore, su sfondo azzurro, compare un giglio bianco, simbolo di purezza; nella parte inferiore, su sfondo chiaro, è rappresentata un’immagine che richiama l’Ordine di Sant’Agostino: un libro chiuso sul quale si trova un cuore trafitto da una freccia. L’iconografia richiama l’esperienza di conversione di Sant’Agostino, che esprimeva con le parole: “Vulnerasti cor meum verbo tuo”, ossia “Hai trafitto il mio cuore con la tua Parola”. Il motto scelto, “In Illo uno unum”, proviene dall’Esposizione sul Salmo 127 di Sant’Agostino e significa “In Colui che è Uno, siamo uno”, un richiamo all’unità e alla comunione che caratterizzano il carisma agostiniano.

 

 

 

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9 maggio 2025

La gioia della Chiesa di Carpi per l’elezione di Papa Leone XIV. Monsignor Manicardi, vicario generale: “Il nuovo Pontefice è figura di grande capacità di mediazione per l’altissimo livello della sua formazione e delle esperienze umane da lui vissute”.

Il vescovo monsignor Erio Castellucci, il vicario generale monsignor Gildo Manicardi e la Chiesa di Carpi si uniscono nella gratitudine e nella preghiera a Dio per l’elezione a Successore di Pietro del cardinale Robert Francis Prevost con il nome di Leone XIV.

Le campane della Cattedrale di Carpi e delle chiese della Diocesi hanno suonato a festa dopo la “fumata bianca” che ha annunciato l’elezione del nuovo Papa.

“Nel suo primo discorso – ha dichiarato monsignor Gildo Manicardi – Papa Leone ha ripreso il tema della pace, che è il saluto di Gesù Risorto agli apostoli ed è un tema tipico di Papa Francesco, però ha parlato di una pace disarmata e disarmante. Disarmata vuol dire che non si fa la pace col ricorso alle armi e questo è dottrina classica della Chiesa. Ma la pace data da Gesù è anche disarmante, cioè disarma. Poi Leone ha insistito sul ‘fare ponti’, chiedendoci di aiutarlo ad essere appunto pontefice. Sono ideali molto importanti e significativi da cui si incomincia ad intravedere quale sarà la strada del suo pontificato”. Con gratitudine e ammirazione guarda monsignor Manicardi al collegio dei cardinali, “l’elezione di Prevost è per così dire il capolavoro dei cardinali eletti da Papa Francesco – ha sottolineato -, l’aver trovato in breve tempo l’accordo su una figura non scontata, di valore, di grande capacità di mediazione per l’altissimo livello della sua formazione e delle esperienze umane da lui vissute”.

Intervista al Vescovo Castellucci sull’elezione del Papa Leone XIV. Riprese eseguite da TRC Modena per gentile concessione.
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