Num 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21
Il Natale ha il sapore delle fiabe. Basta pensare alla scena del Vangelo di oggi: un neonato adagiato nella mangiatoia, una giovane coppia di genitori poveri, angeli in cielo, pastori in cammino. Se poi ci mettiamo anche l’asino e il bue, di cui il Vangelo non parla, ma che nella stalla ci possono stare, l’incantesimo è completo. Il popolo è stupito, i pastori glorificano e lodano Dio, Maria custodisce gli eventi e li medita.
E adesso andiamo nel mondo reale, dove la magia svanisce. Papa Leone, nel Messaggio inviato per questa Giornata Mondiale della Pace, parla di guerre diffuse, aumento costante delle spese militari per un consistente riarmo, campagne di comunicazione che diffondono la percezione di minacce a tutti i livelli, aggressività diffusa, macerie e distruzioni in tanti paesi, delegittimazione delle istituzioni internazionali, rischio di attacchi nucleari. Questa descrizione realistica rompe l’incantesimo del Natale.
Ma qual è, dei due il “mondo reale”, quello dipinto da Luca nel suo Vangelo o quello denunciato dal Papa nel suo Messaggio? Quello disarmato della mangiatoia di Betlemme o quello armato del mondo di oggi? Risponde lo stesso Papa Leone: “Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. «Pace in terra» cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura (cf. Lc 2,13-14)”.
La strada indicata dal Papa, quella del Vangelo, è il “mondo reale”. Non quello armato dagli uomini, ma quello amato da Dio. L’amore è più reale dell’odio, anche se l’odio esplode in aria e l’amore invece si radica in terra; l’odio urla, l’amore sussurra; l’odio sparge sangue, l’amore lo dona. La guerra, in ogni sua forma – dalla guerra delle parole a quella delle armi – sembra trionfare, perché semina pianto, miseria e morte.
Gli operatori di pace però, di qualsiasi cultura e religione, credono ostinatamente che vince l’amore. Sono considerati idealisti, ma tengono invece i piedi ben piantati per terra: gli operatori di pace sperimentano che è più forte il neonato in fasce del soldato in assetto di guerra, perché la vita alla lunga vince sulla morte; sperimentano che le parole meditate nel cuore, come fa Maria, sono più incisive delle parole gridate dalla bocca, o dalla tastiera, contro qualcuno. Chi opera la pace sa che le lodi a Dio cantate dai rozzi pastori costruiscono la storia molto più che le invocazioni al cielo di chi strumentalizza perfino Dio per combattere i nemici.
Gli operatori di pace credono nel dialogo, a fronte dell’aggressività; credono nel rispetto, a fronte del disprezzo; credono nel perdono, a fronte della vendetta. Questo è il “mondo reale”: più lavoriamo per la pace, più siamo realisti. Fuori dal mondo non sono quelli che amano, ma quelli che armano parole, gesti e arsenali. Il vero mondo è quello delle relazioni, interpersonali sociali e internazionali, intessute della magia dell’amore, del rispetto, della cura. Alla fine, come ricorda il Papa, si dissolverà il “mondo irreale” dei conflitti e dell’odio, perché la sua stessa natura è distruttiva e autodistruttiva, e resterà il “mondo reale” dell’amore, della cura, dell’accoglienza. “Beati gli operatori di pace”, tutti quelli che stanno già costruendo silenziosamente un mondo nuovo.
+ Erio Castellucci





