Duomo di Mirandola

Omelia nella festa di San Possidonio

Omelia di mons. Ermenegildo Manicardi

Diretta televisiva Tvqui

Sorelle e fratelli carissimi,
penso che sia motivo di profonda gioia per tutti noi la celebrazione della santa Eucaristia nella festa del Patrono San Possidonio nelle circostanze sicuramente speciali questa sera.

Saluti e apertura

Certo è grande la soddisfazione per i Mirandolesi di poter celebrare, di nuovo, il santo Patrono in un Duomo degnamente ricostruito ed elegantemente rinnovato. Presiedere qui l’Eucaristia dà anche a me un sereno orgoglio, contemplando come la nostra Chiesa e la vostra società ha saputo vincere le rovinose distruzioni del terremoto giungendo a nuove forme di efficienza e di bellezza. Lo vedo come un segnale – anzi come un vero e proprio pegno – di come potremo insieme superare, nei prossimi mesi, le situazioni insidiose del dopo Covid-19 e procedere ad altre ricostruzioni e a nuovi sviluppi, anche nell’economia e in nuovi stili di vita.

Inoltre, se ci rattrista un poco il dover celebrare ancora a porte chiuse, tuttavia ci incoraggia la certezza che tra tre giorni potremo finalmente vivere la Liturgia con la presenza del popolo di Dio – anche se contingentato per motivi di prudenza sanitaria.

Questa nostra Eucaristia ha trovato poi stamattina una sua importante base d’appoggio nell’incontro ecumenico e interreligioso vissuto nel cortile dell’Ospedale Santa Maria Bianca. Aver celebrato la fede e la speranza con tanti credenti di diversa confessione e cultura, ha arricchito certamente tutti voi, la città mirandolese e la comunità civile. È stato un segno molto bello del desiderio di comunione e di gioia condivisa senza esclusioni. L’incontro ha fatto emergere la sensibilità e la nobiltà della città che, giustamente, vanta di essere la patria di Giovanni Pico. Proprio qui, in questa terra mirandolese, è nato uno degli astri più chiari dell’umanesimo cristiano. La sensibilità ecumenica, interreligiosa e multiculturale è un riconoscimento attivo di quella dignità dell’uomo, che è il più robusto contrassegno del pensiero di Pico. Come non ricordare “il divino camaleonte” di cui parla il De dignitate hominis?

Salutiamo chi ci segue dalle case tramite TvQui e streaming. Li sappiamo compartecipi e ci sentiamo davvero uniti a loro, anche se non nella visibilità dello spazio.

Ringraziamo il Sindaco Alberto Greco per il generoso impegno alla realizzazione della festa del Patrono e dell’incontro di questa mattina. Un saluto deferente alle autorità civili e militari per l’aiuto fattivo e la presenza. Un saluto speciale va alle rappresentanze della Parrocchia e del Comune di San Possidonio: all’Amministratore parrocchiale Padre Sebastiano Giso Banga e al Sindaco Carlo Casari. Sono presenti, inoltre, gli stendardi delle associazioni di volontariato del comune di Mirandola: sono tanti e li ringraziamo per il molto che hanno fatto per noi in questi tempi di corona virus. Un augurio particolare rivolgo ai due sacerdoti che hanno iniziato il loro servizio a Mirandola nel tempo dello scoppio del corona virus: il parroco don Fabio Barbieri e don Emiddio, chiamato ad affiancare il generoso don Mauro con voi oramai da qualche anno.

L’amicizia

Dalla figura del Patrono San Possidonio emergono, al di là di alcune incertezze storiche, tre nuclei valoriali indiscutibili. L’elemento, che ha fatto passare alla storia Possidio/Possidonio è quello dell’amicizia, ossia il profondo legame che lo unì a Sant’Agostino per oltre quarant’anni. Egli visse con lui – in comunione di preghiera, di sentimenti e di intenti. Non si lasciò intimorire o bloccare dalla statura incredibile dell’amico e dalla sua poliedrica genialità, ma lavorò con lui – collaborò con lui – senza complessi e senza invidie. Divenne così un valido sostegno nell’elaborazione del pensiero agostiniano e gli fu di aiuto nella lotta contro forme imperfette di cristianesimo. Fu accanto a lui anche nella morte, divenendone poi il primo appassionato biografo.

Possidonio è un santo di squisita umanità, capace di proposte costruttive anche in una società, che all’epoca era insidiata dall’invasione dei Vandali e che era, inconsapevolmente, sulla soglia della cultura medievale. Questo peculiare stile di vita cristiano fu forgiato da Agostino, ma anche, pur se in forma più umile, da Possidio/Possidonio.

La scelta ascetica

Accanto al fattore sorgivo dell’amicizia, la vita del nostro Patrono fu caratterizzata da una consapevole e robusta scelta ascetica, ossia da una vita spesa per crescita nelle virtù. Possidio non scelse la vita eremita come Antonio Abate nel deserto egiziano ma visse interi decenni, in certo senso ritirato dal mondo, ma nel monastero che Agostino, ancora prima di essere Vescovo, aveva fondato a Ippona, dove vivevano anche l’amico Alipio e Adeodato, il figlio che Agostino aveva avuto da giovane. Quella ascetica è una scelta che perfeziona l’opzione dell’amicizia, perché non si muove soltanto nella linea del sentimento, della tenerezza e dell’empatia, ma accoglie le forme esigenti di allenamento spirituale perché l’anima si provi a esercitare le virtù più alte e complesse. Si trattava di una vita cosiddetta “canonica”, ossia di una esistenza alla ricerca di canoni efficaci per crescere secondo il Vangelo e per arrivare a essere “l’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4,12). Con la sua scelta ascetica, Possidonio non seguì semplicemente il sentimento e la gioia di vivere con amici, ma puntò alla propria formazione spirituale, con impegno costante ed esigente, per raggiungere “quella corona della gloria che non appassisce”, di cui ci ha parlato la Prima lettera di Pietro (1Pt 5,4).

La responsabilità e il servizio

Il terzo e ultimo gradino, che Possidonio percorse, è la responsabilità del servizio per la comunione e per il bene dei fratelli: non un servizio occasionale, ma un ministero vero e proprio, strutturato e permanente. La nota finale del ministero – che per lui ebbe la forma dell’Episcopato nella piccola città africana di Càlama – emerge nell’ultima fase della vita di Possidio, quella più piena e matura. Per questo i tratti distintivi della sua immagine sono il pastorale, la mitria e soprattutto un vassoio su cui sono stilizzati i monumenti di Càlama. Come Santa Lucia porta nel suo piatto gli occhi che ha donato nel suo martirio, parimenti San Possidonio presenta con la sua mano le strutture della gente che ha servito con responsabilità. Certamente Possidonio non visse la carica di Vescovo come un onore e un meritato coronamento delle sue virtù, ma – ce lo ha ricordato don Carlo Truzzi nel suo articolo su Notizie di questa settimana – la percepì “come una sàrcina, ovverosia come una vera e propria soma”.

Chiusa

Amicizia, scelta ascetica personale e accettazione della responsabilità per il servizio strutturato sono tre cifre in grado di parlare ai credenti anche di oggi e, più in generale, a tutti gli uomini di buona volontà. La vita gioiosa è intessuta di affetti autentici, la vita seria è costruita attorno all’esercizio delle virtù, la vita utile e feconda è quella che si gioca nel servizio, spesso pesante per gli altri, prendendo sul serio le loro necessità anche più lontane dai nostri gusti. Come ci ha insegnato Gesù si tratta di “offrire la vita per le pecore” e di “cercare le altre pecore che non provengono da questo recinto” (Gv 10,11. 15).

Queste tre qualità di San Possidonio – amicizia, vita ascetica e responsabilità strutturata per gli altri – saranno decisive anche in questi giorni del dopo corona virus. Sappiamo già che saranno, in realtà, i giorni del “quasi dopo corona virus”, in cui amicizia, impegno e servizio responsabile daranno ingredienti decisivi, per i cattolici come per tutti.

Proprio questi tre doni possiamo chiedere al Signore per intercessione di San Possidonio, da tanti secoli celeste Patrono di queste terre.         Amen.