Un ritratto di Odoardo Focherini padre

Bacio tutti!
Un ritratto di Odoardo Focherini padre, attraverso testimonianze e lettere sue e della moglie Maria

di Francesco Manicardi

I miei figli… voglio vederli prima… tuttavia accetta, o Signore, anche questo sacrificio e custodiscili tu, insieme a mia moglie, ai miei genitori, a tutti i miei cari…”. Una versione del testamento del Beato Odoardo Focherini, morto in lager in Germania il 27 dicembre 1944, si apre con il riferimento ai sette figli: ma cosa si può dire di Odoardo come papà?

Sentiamo dalla viva voce della primogenita Olga: “A me, bambina, mio padre piace molto perché ama chiacchierare, ci racconta un sacco di favole, sorride spesso, gioca con noi […] I padri delle mie compagne e dei miei cugini non giocano con i loro bambini, mentre noi possiamo fare qualunque cosa col babbo. Gli mettiamo i nastri in testa, gli facciamo perfino i ricci con i bigodini perché a lui piace recitare e travestirsi da donna per il nostro divertimento. Ama cantare e quindi ci insegna molte canzoni, soprattutto filastrocche…(*)”.

Un papà che per sostenere economicamente la famiglia, già al terzo figlio, cambia lavoro: riprende gli studi, si diploma ragioniere e viene assunto alla Cattolica Assicurazioni di Verona come agente.

Vive una vita impegnata tra lavoro, direzione del quotidiano l’Avvenire d’Italia, il volontariato ecclesiale e, negli ultimi anni, il salvataggio di oltre 100 ebrei dallo sterminio. Ma il poco tempo che resta è tutto per la moglie Maria e i 7 figli nati in 13 anni, tutti desideratissimi. Poi viene l’arresto e la deportazione, durante i quali ci ha lasciato una testimonianza eccezionale nelle lettere alla moglie.

A Bologna, per impietosire i suoi carcerieri (che leggono la posta per censura) e per richiamarli alla mente, il papà Odoardo più volte ricorda i 7 figli per nome. “Ti penso sempre intenta, vigile e affettuosa attorno ai nostri bimbi e rivedo Olga e Lena alle prese con gli esami, Attilio e Rodolfo chini sui quaderni dei numeri difficili, Gianna e Carla in gran daffare per aiutarti a fasciar la sorridente Paola alle prese con il primo pasto e non più col latte materno…” (09/05/44 alla moglie Maria).

In occasione del compleanno della figlia Gianna, Maria ricorda al marito quanto le fu vicino in occasione del difficile parto. E la gioia della nascita è paragonata al giorno futuro del ritorno. “Così ora penso che dopodomani è il 5° compleanno della nostra Gianna e tu non potrai essere con noi a festeggiarla, a renderle più bello, più lieto questo giorno. Cercherò di fare io anche la tua parte perché la nostra piccola, che sempre tanto ti ricorda, non senta la tua assenza, ma appunto per questo la sentirò di più io. Penso alle ore di dolore che la nascita di Gianna mi è costata; ma tu mi eri vicino e cosa erano quelle sofferenze fisiche in confronto a quelle morali di oggi? Ma come dopo il dolore è venuta la gioia del primo vagito della nostra quintogenita così che finalmente dopo tanta angoscia verrà finalmente la gioia grande del tuo ritorno” (21/06/44 lettera di Maria ad Odoardo).

Dal campo di Fossoli

Odoardo, trasferito al Campo di concentramento di Fossoli, chiede ed ottiene di ricevere una foto di Maria con i 7 figli. Questa è la sua reazione. “Ho avuto la tua attesissima foto, ed ho così finalmente riviste le dilette immagini che sono l’obiettivo fisso fermamente diurno e notturno. Quanti ricordi, quante impressioni, quante nostalgie e agli occhi velati di pianto di desiderio di speranza di pena, le immagini deformate prendevano contorni nitidi per ingigantirli fino alla realtà. Paola poi è stata una rivelazione! Ho due Paole in me, quella che lasciai in culla e quella ben più graziosa che ti è sulle ginocchia” (23/07/44 alla moglie Maria).

Così anche pochi giorni più tardi: “Ripeto a Dio l’offerta di tutto in favore tuo e dei piccoli nella speranza di tutti potervi riabbracciare al più presto fidente nella corona di angeli custodi che proteggerà tutti, certo che l’offerta non sarà fatta invano. Baciami tutti come io faccio sulla foto mattina e sera” (27/07/44).

Alla fine di quasi ogni lettera alla moglie Odoardo manda baci a tutti i bimbi, e li distingue da quelli dati a Maria (“quelli che tu sai non posson esser che tuoi”).

Dal lager di Bolzano

Il giorno di Ferragosto, nel lager di Bolzano, in un momento di particolare serenità il papà Odoardo escogita un momento di relazione diretta con i figli, formulando un indovinello con la promessa di un premio. “Carissimi bambini come vedete questa mia lettera e proprio tutta per voi e sarà scritta in modo che dovrete indovinare la città di dove è scritta. Al mio ritorno vi sarà un premio per chi avrà indovinato.

Anzitutto però vi dico che sto benissimo in salute in questa bella città di origine romana, circondata da tanti monti ricchi di colori, di boschi, di prati. […] Quale sarà il premio? Porterò con me un sacco grande grande pieno di….curiosi…. pieno di lo vedrete, e da quello sceglierò. E’ inteso che Carla, Gianna e Paola avranno il premio anche se non avranno indovinato. Saluti e baci a tutti. Zio barba” (15/08/44).

L’attesa si fa lunga e a Mirandola, a casa Focherini, si attendono notizie del babbo lontano. “Anche i piccoli hanno imparato a chiedermi: ‘Ha scritto il Babbo?’ e mi sono vicini in questa troppo lunga attesa, come nel continuo affettuoso ricordo. C’è poi Gianna che ti ricorda in modo particolare. ‘Sai che sei bella, Gianna?’ E’ più bello il Babbo! – ‘Sai che sei buona?’ – E’ più buono il Babbo! – ‘Mi vuoi bene Gianna?’ – Sì, ma di più al mio Babbo! – E muove le manine e poi ride, che par ti veda e ti voglia stringere al cuore. Carla naturalmente fa eco e ricordando te che sei lontano, va a chiedere a tutti ‘ov’è il tuo papà?’ Forse ora nella sua piccola mente pensa che tutti i papà debbano essere lontani. Rodolfo una volta mi ha detto: cosa dici, mamma, il Signore il Babbo l’ha creato per noi o per gli altri? – Ed è sempre così un susseguirsi di domande che ti riguardano e delle quali spesso non so e non posso rispondere. Anche Olga, Lena e Attilio ti ricordano; c’è solo Paola che non può farlo perché troppo piccina e forse è quella che tu ricordi di più, vero? E’ tanto graziosa anche se un po’ birichina” (27/08/44 lettera di Maria a Odoardo).

L’ultima lettera scritta liberamente

E viene il giorno della partenza da Bolzano, con l’ultima lettera scritta liberamente da Focherini, una sorta di addio. “Baciami ancora tutti i piccoli ed accetta col cuore più intensamente affettuoso tutte le più belle espressioni della gratitudine per tutto il bene che mi hai voluto e mi vuoi, per tutto quello che di bene mi hai fatto, per tutte le gioie che mi hai donato, per la lieta corona di figli che mi hai offerto. Di tutto il Signore terrà conto” (05/09/44 lettera a Maria).

Nel salvataggio degli ebrei – madri, padri e figli e perfino in lager Focherini sperimenterà una paternità più grande, considerando anche i figli degli altri creature da salvare, da custodire a rischio della vita. Per lasciare ai suoi figli una goccia di splendore, di umanità, di Verità.

(*) Le citazioni di testimonianze e delle Lettere di Odoardo e Maria sono edite da volumi delle EDB

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