Commento al Vangelo di Domenica 23 giugno 2019

23-06-2019
Santissimo Sangue e Corpo di Cristo
Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore
Letture: Gn 14,18-20; Sal 109; 1Cor 11,23-26; Lc 9,11-17
Anno C – IV Sett. Salterio 
 
Dal Vangelo secondo Giovanni   
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
       
       La solennità del Corpo e Sangue di Cristo è sorta grazie ad una suora e ad un miracolo eucaristico avvenuto a Bolsena nel 1263. La suora si chiamava Giuliana e ad essa Cristo apparve per chiederle di farsi promotrice di una festa che ricordasse, in maniera particolarmente solenne, l’istituzione del Sacramento dell’Eucarestia. Solennità che non era possibile esprimere il Giovedì Santo, perché la liturgia è segnata dalla lavanda dei piedi e dalla Passione del Signore.
        Il miracolo eucaristico, invece, vide come protagonista un sacerdote della Boemia. Questi si stava recando in pellegrinaggio a Roma e nel suo viaggio si fermò a celebrare la messa a Bolsena. Dopo la consacrazione, al momento di spezzare l’ostia consacrata, fu assalito dal dubbio che essa fosse veramente il corpo di Cristo. Improvvisamente dall’ostia usci del sangue che macchiò il corporale (attualmente conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell’altare, tuttora custodite in preziose teche presso la basilica di Santa Cristina. Venuto a conoscenza dell’accaduto il Papa Urbano IV, l’11 agosto 1264, istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini. La festa, inizialmente, fu stabilita il primo giovedì dopo il Tempo Pasquale per sottolineare il suo stretto legame con il Giovedì Santo.
        Il Giovedì Santo la Chiesa celebra l’Istituzione dell’Eucaristia, nella quale Gesù ha rivelato la grandezza del suo amore che lo ha spinto, non solo, ad offrire la sua vita per la nostra salvezza, ma a donare se stesso in cibo.
        Nella festa del Corpus Domini, la Chiesa rivive il mistero del Giovedì Santo alla luce della Risurrezione. Chiediamoci allora: Qual è il significato di questa solennità per noi? Ci aiuta a rispondere a questo interrogativo la preghiera iniziale della Messa. In essa l’Eucarestia viene presentata come “mirabile sacramento”. “Mirabile” sta per misterioso, in quanto in questo sacramento avviene il cambiamento del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo e questo cambiamento non può essere compreso dalla ragione umana, perché non esiste in natura.
        Ma l’Eucarestia è sacramento “mirabile” anche nel senso che suscita in noi meraviglia, stupore, gratitudine perché in essa è contenuto l’intero bene spirituale della Chiesa, Cristo stesso, fonte e culmine di tutta la vita cristiana. La preghiera, dopo averci descritto l’Eucarestia come “mirabile sacramento” presenta questo sacramento come il memoriale della Pasqua di Cristo. Il memoriale non è solo ricordo di quello che Gesù ha fatto nell’Ultima Cena, ma riporta all’oggi, per l’opera della Chiesa e la potenza dello Spirito Santo, quello che è accaduto nel passato. Perciò, la Chiesa nell’Eucarestia non solo rivive gli avvenimenti della redenzione, ma diventa partecipe di quegli stessi eventi. Quindi, attraverso l’Eucarestia il sacrificio di Cristo e la sua resurrezione entrano in relazione con la nostra vita concreta nel mondo.
        Il Concilio Vaticano II sintetizza la ricchezza dell’Eucarestia con queste parole: “Il nostro Salvatore nell’ultima cena, la notte in cui fu tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla diletta sposa, la chiesa, il memoriale della sua morte e resurrezione”. Il testo della preghiera prosegue chiedendo al Signore Gesù: Fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue.
        La processione con il Santissimo Sacramento è la traduzione della richiesta. Con essa si rende un pubblico atto di adorazione al Signore che, nascosto sotto i segni del pane e del vino, percorre le nostre strade e le nostre piazze per ricordarci che Egli è in mezzo a noi e cammina con la sua Chiesa.
        La preghiera si conclude: per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Quali sono questi benefici? Il comando di Gesù: “Fate questo in memoria di me” fa sì che ogni comunità locale quando celebra il memoriale di Cristo si edifica “qui ed ora” come Chiesa, Corpo di Cristo.
        L’Eucarestia inoltre assicura l’unità, la concordia e la pace del popolo cristiano, il perdono dei peccati, la gioia dell’amore fraterno, la grazia per conseguire la meta della nostra vita che è la vita eterna.
        Chiediamo al Signore:
Tu che tutto sai e puoi
che ci nutri sulla terra
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia tuoi santi
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+ Francesco Cavina