Com. St.67 del 3 giugno 2013 – Convegno sui beni culturali ‘Ad un anno dal sisma’

Intervento del Vescovo monsignor Francesco Cavina
Convegno sui beni culturali ‘Ad un anno dal sisma’
Martedì 28 maggio 2013
Carpi, Palazzo dei Pio


Sappiamo tutti che i disastri naturali e le guerre aggiungono al dramma umano la perdita talvolta irreparabile di un patrimonio culturale e artistico privi del quale diventiamo tutti più poveri. E’ necessario prima di tutto imparare ad avere consapevolezza di queste ricchezze, poi prendersene cura e questo comporta la documentazione, la catalogazione, il restauro, e soprattutto la prevenzione.
Il terremoto che ha colpito l’Emilia ha distrutto numerosi beni artistici destinati al culto. Ora la loro riqualificazione e restauro non può prescindere dalla ‘comprensione totale’ del valore e significato dei beni culturali ecclesiastici.
Pertanto, per coordinare responsabilmente i lavori di restauro e di recupero di questi beni non sono sufficienti solo gli aspetti tecnici imprescindibili, ma è necessaria anche una lettura cristiana ed una valutazione pastorale dell’opera d’arte.  In altre parole per raccordare responsabilmente i lavori di gestione dei beni culturali ecclesiali non si può prescindere dal motivo per cui sono stati voluti, pensati, costruiti, utilizzati e valorizzati. In sostanza i luoghi di culto non sono edifici qualunque e proprio per questo vanno considerati come un mezzo, mai come un fine ultimo.
Proprio perché un ‘mezzo’ credenti e non credenti attendono che siano restituite, il più presto possibile, le chiese alla loro fruizione per ritrovare un luogo simbolo ed imprescindibile della vita di una città o di un paese.


In questa prospettiva suscita non poca apprensione ‘il codice degli appalti’ per la scelta dei progettisti.
Elenco alcuni motivi di preoccupazione.


La gara di appalto per i progettisti:
–  di fatto esautora i parroci dalla problematica terremoto, con conseguenti inevitabili polemiche che coinvolgeranno anche le rispettive popolazioni;
– dilaziona i tempi  di almeno 3-6 mesi a seconda del tipo di gara d’appalto da indire;
– vedrà una presenza massiccia di tecnici esterni e quasi tutti provenienti da fuori regione,  in quanto viene richiesto come requisito per partecipare alla gara di avere realizzato almeno un intervento simile a quello a base gara;
– comporterà  un aumento dei costi.


Alcune considerazioni:
1. La diocesi di Carpi, calcolando le competenze con la percentuale fissata dalla regione, si troverebbe a dover appaltare la progettazione di 45 cantieri su 88; con le tariffe stabilite dal codice degli appalti salirebbero a 60-62. In pratica si resterebbe bloccati fino a settembre a causa delle gare d’appalto per scegliere i progettisti. E a questo riguardo vorrei ricordare quanto già è risaputo: la gente è o indispettita o arrabbiata o rassegnata a causa di una eccessiva burocrazia. Un anno è passato e secondo il loro sentire (anche se a onore del vero non è così) poco di concreto è stato fatto fino ad ora. Dovere loro comunicare che i lavori rimarranno fermi fino a settembre per le gare d’appalto per la scelta dei progettisti non lascerà sicuramente indifferenti.


2. E’ vero che i tecnici locali hanno meno esperienza rispetto a quelli esterni, ma un tecnico di fiducia del parroco e della comunità assicura da un lato ‘una maggiore protezione’ nel senso che si accettano più serenamente alcune lungaggini in fase di progettazione; diversamente, al minimo ritardo si chiamano i giornali, ‘Striscia la notizia’, ‘Le iene’, con grave danno per tutti. Dall’altro possiedono sicuramente una maggiore conoscenza della storia e della vita del bene danneggiato.


3. L’economo della diocesi di Udine, nel corso di un convegno che si è tenuto a Bologna, ha tenuto a sottolineare che uno dei punti di forza per la ricostruzione in Friuli è stata la scelta dei progettisti da parte delle singole parrocchie.


Proposte
Non si potrebbe ovviare a queste problematiche:
1.  inserendo nel prossimo Decreto in fase di elaborazione la seguente dicitura: ‘Le stazioni appaltanti possono derogare all’articolo n. 91 del codice degli appalti in merito alla scelta dei professionisti per importi fino a 100.000 (centomila) euro’ ?;
Oppure:
2. La Legge Regionale per la ricostruzione all’articolo 11 equipara i beni ecclesiastici ai beni pubblici. Per i Comuni è stata concessa deroga al codice degli appalti in merito alla scelta dei professionisti fino ad una cifra di 200.000 (duecentomila) euro. Non è possibile un simile trattamento anche per le diocesi?


+ Francesco Cavina, Vescovo