Editoriale del n. 10 del 16 marzo 2014


Presentati i primi progetti finanziati da Fides et Labor, il fondo della Diocesi che aiuta i giovani a intraprendere. Erogati 80 mila euro sui 300 mila. A breve altri progetti prenderanno il via


Energia contagiosa

 

Dal Job Act a Fides et Labor. Al di là della scelta linguistica per il momento ciò che cambia veramente è la sostanza: dalle parole ai fatti, dai sogni alla realtà. La presentazione dei primi destinatari del microcredito avviato dalla Diocesi di Carpi rappresenta una concreta speranza per il lavoro dei giovani. I dati della disoccupazione giovanile vengono sbandierati in ogni dibattito e sui media: produrre qualche esempio virtuoso, seppur piccolo, che va in controtendenza meriterebbe altrettanta amplificazione mediatica. Fides et labor è un fondo di rotazione etico sociale per sostenere la promozione di microimprese favorendo l’accesso al credito. Il suo obiettivo è quello di incoraggiare l’avvio di attività imprenditoriali. Come si legge nel servizio all’interno il progetto di microcredito non si ferma all’erogazione, c’è un valore aggiunto che sta nell’incontro e nell’accompagnamento in un solido rapporto di fiducia. ‘La voce dei senza lavoro’ ha trovato ascolto da parte della Chiesa di Carpi, perché essa riconosce che il dramma della ‘povertà è reale’ e non ci si può voltare dall’altra parte. E si comincia dal lavoro.

 

Presentati i progetti finanziati da Fides et Labor:
dal tessile alla ristorazione, dall’informatica alla comunicazione

 

Il futuro in buone mani

di Annalisa Bonaretti

 

É un compagno di viaggio di Fides et Labor Papa Benedetto XVI: dopo la visita a Rovereto nel post terremoto ha consegnato una cifra importante al Vescovo e sono stati proprio quei denari a costituire la base del fondo del progetto voluto fortemente da monsignor Francesco Cavina e che prevede 300 mila euro da destinare a iniziative imprenditoriali di giovani che faticano a trovare credito. Il 10 marzo il Vescovo ha incontrato a Roma il Papa Emerito, esattamente un giorno prima la conferenza stampa di presentazione dei primi ragazzi a cui è stato assegnato il finanziamento proveniente dal fondo di Fides et Labor. Qualcosa più di un segnale, un’indicazione che la strada iniziata è quella giusta e, soprattutto, una benedizione.
‘Ieri ‘ sottolinea il Vescovo aprendo l’incontro ‘ ho avuto la grazia di essere ricevuto in udienza dal Papa Emerito; gli ho portato una cartellina di Fides et Labor che ha guardato con molta attenzione e altrettanto interesse. Quando ha letto i vari progetti, ha commentato: ‘Non capisco molto di internet e di radio, ma mi farebbe molto piacere andare un giorno a pranzo al ristorante La Tabernula, non so se sarà possibile’ Però vorrei proprio assaggiare le paste di Raffaele!”.
Benedetto XVI, dopo aver visionato la cartellina,  ha commentato: ‘E’ questa la fede, una fede che non rimane campata per aria, lontana dalla gente. E’ una fede che si incarna, si rende vicina ai bisogni, alle necessità delle persone. ‘Il Papa Emerito ‘ precisa il Vescovo ‘ mi ha chiesto di portare a tutti voi il suo grande abbraccio e il saluto, oltre alla sua benedizione’.
Monsignor Cavina ha proseguito palesando un suo desiderio: vorrebbe che il fondo venisse incrementato per rispondere ad altre esigenze. ‘Ho fatto vari appelli ‘ sostiene ‘ ma sono andati a vuoto, però c’è un gesto che mi ha commosso e voglio raccontare, è simile all’obolo della vedova del Vangelo. Due settimane fa mi si è presentata una signora. ‘Io vivo solo della mia pensione, molto modesta ‘ mi ha detto -; ho sentito di questa iniziativa, le porto questa offerta per incrementare il fondo’. Nella busta c’erano 200 euro, un gesto importante, come quelli di cui parla il Signore nel Vangelo. D’altronde ‘ commenta il Vescovo ‘ quando ci si fida della Provvidenza, la Provvidenza non può far mancare il proprio aiuto. La nostra iniziativa è nata nel nome della Provvidenza’. Una Provvidenza che, se possibile, si manifesterà ancora una volta perché il 24 marzo il Vescovo incontrerà Papa Francesco e anche a lui parlerà del progetto di sostegno alle attività imprenditoriali giovanili che gli sta così a cuore.
Paolo Ranieri, fiduciari economico vescovile, fa parte del consiglio di Fides et Labor e ha raccontato che i giovani incontrati, i progetti presentati, gli hanno messo ‘una gran voglia di lottare, di credere. Insieme possiamo veramente essere dei costruttori di speranze che si concretizzano’. Si è detto certo che quanto si sta realizzando è importante ‘e se tutte le diocesi italiane, 226, emulassero Fides et Labor, in 40 giorni potrebbero realizzare 8.840 aiuti, progetti di lavoro per altrettanti giovani. Ringrazio i giovani che, con la loro tenacia, ci hanno dato molto. Mi viene in mente la frase utilizzata nel post sisma, Teniamo Botta. Noi teniamo duro e siamo sicuri di poter gioire insieme dei risultati ottenuti’.
Giuseppe Torluccio, docente universitario e presidente di Fides et Labor, si è soffermato su un aspetto non marginale: le iniziative prese in esame, spesso, coinvolgono altre persone vicine a chi presenta il progetto. Come dire, non uno ma più posti di lavoro. ‘A parte le valutazioni economiche che sono numeri, tabelle, abbiamo visto persone che, nonostante le difficoltà, vedono ancora un futuro. Persone che credono si possa fare qualcosa qui. Abbiamo imparato che non bisogna scoraggiarsi  e noi consiglieri hanno imparato qualcosa. Abbiamo avuto esempi concreti di persone che hanno voglia di impegnarsi con gli altri, per gli altri’.
La premessa di Stefano Cestari, vicepresidente Fides et Labor e segretario di zona di Lapam, è stata chiara: dopo i ringraziamenti al Vescovo perché senza di lui non ci sarebbe Fides et Labor, ha offerto uno spunto di riflessione assolutamente concreto perché ‘questa è l’unica realtà che sta accompagnando i giovani imprenditori all’accesso al credito. E visto che le cose stanno così, mi permetto di dire che c’è qualcosa che non va. Posso dirvi che, in questi tre mesi, abbiamo fatto più pratiche di accesso al credito con Fides et Labor che come Lapam. Come vicepresidente ‘ ha precisato ‘ è stata un’esperienza eccezionale. Si toccavano con mano la tenacia, la voglia di condividere. E’ bello e importante quello che sta facendo la Diocesi’.
Don Carlo Malavasi ha concluso dicendo che ‘la nostra Chiesa dà i pani, il Signore li moltiplicherà’.