Oltre l’indignazione la pace comincia da noi
Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria – Cattedrale di Carpi, 15 agosto 2026
(Ap 11,19; 12,1-6.10; Sal 44; 1 Cor 15,20-26; Lc 1,39-56)
“Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili”, canta Maria nel Magnificat, come abbiamo sentito al Vangelo. Ma quand’è che si verifica questo capovolgimento? Un volo sul mondo di oggi dice esattamente il contrario: i potenti stanno saldi sui loro troni e gli umili sono calpestati. I potenti di cui parlava Maria erano quelli che si comportavano come se fossero i padroni del mondo; oggi sono quelli che hanno in mano la finanza l’economia, e decidono in un attimo le sorti di popoli interi sulla base del profitto, usando all’occorrenza politici e governanti come pedine. Sono quelli che immettono nelle reti digitali masse di informazioni manipolate, spesso a scopi bellici, per conquistare maggior potere. L’indignazione, ci ha detto papa Leone, è il primo passo per costruire la pace e una civiltà degna per tutti (cf. 26 giugno 2025). Non possiamo abituarci alla prepotenza globalizzata, a quella “manciata di tiranni” (cf. 17 aprile 2026) che devastano il mondo.
Torniamo però al Magnificat e cerchiamo di capire perché la Vergine si mostra così sicura che Dio interviene nella storia a favore degli umili. Visto che oggi i potenti sono ancora saldi sui troni, potremmo pensare che, al tempo di Maria, Dio intervenisse miracolosamente deponendo gli arroganti, mentre oggi, per qualche ragione, non lo fa più. No, non è così. Anche un tempo, come oggi, molti tiranni scorrazzavano impuniti e i deboli erano calpestati. Maria stessa ne farà amara esperienza, quando dovrà fuggire con la famiglia in Egitto per sfuggire all’ira di un despota e quando poi vedrà il suo Figlio inchiodato sulla croce, succube lui stesso di quella “manciata di tiranni” che all’epoca si chiamavano Erode, Pilato, Caifa. Purtroppo nella vicenda dell’umanità nulla sembra mutato su questo versante, dai bastoni della preistoria agli attuali missili e droni.
Quindi, che cosa canta Maria? L’intero Magnificat è l’annuncio di un capovolgimento che non può essersi inventato. Forse la Vergine si riferisce all’aldilà? Forse sta dicendo che quaggiù i troni sono saldi, ma dopo si rovesceranno e saranno riscattati gli umili? Sicuramente noi cristiani dobbiamo intenderla anche così: se la sorte ultraterrena fosse uguale per tutti, violenti e violentati, crocifissi e crocifissori, la vita terrena sarebbe una grande presa in giro, un gioco sinistro in cui pochi vincono e moltissimi perdono. Il riscatto finale appartiene alla nostra fede, che attende colui che “verrà a giudicare i vivi e i morti”.
Però, nel suo Cantico, Maria parla anche di ciò che è accaduto al suo popolo e sta accadendo ora nella storia. Lei non usa i verbi al futuro, non dice che Dio “rovescerà i potenti dei troni, innalzerà gli umili”, ma parla al passato: Dio l’ha già fatto, lo fa continuamente nella storia. A dispetto delle apparenze, dunque – questo sembra il senso delle parole della Vergine – l’azione del Dio giusto e misericordioso è già in atto nel mondo. È vero che i potenti per un po’ spadroneggiano, ubriachi del loro “io”, arrotolati sulla loro fama, ebbri delle loro vittorie; ma così vivono in un mondo falso, irreale e fuggevole. Come insegna la storia del Novecento – per non venire all’attualità – i dittatori cadono sempre in preda al delirio, diventano caricature viventi, tengono solo relazioni strumentali, e quando perdono il potere o il denaro vengono abbandonati, maledetti e calpestati. Gli umili invece vivono piantati nel mondo reale, tessono reti di bene, sperimentano relazioni autentiche e profonde e riempiono la loro esistenza di senso, anche se sul momento sembrano perdenti.
Non possiamo tuttavia solo indignarci e puntare il dito: compiuto questo passo, è necessario entrare in noi stessi e svelare quei troni che, fatte le debite proporzioni, sorgono anche nei nostri cuori. Allora avvertiamo nel nostro intimo queste due logiche. Prevale il piccolo tiranno che è in ciascuno di noi, quando ci serviamo della nostra autorità, molta o poca che sia, per legare gli altri a noi stessi, ricevere gratificazioni, manipolare a nostro vantaggio le relazioni, accumulare beni al nostro tornaconto. Così però finiamo per allontanare gli altri, perdere gli amici, creare cerchi di solitudine attorno a noi. Prevale invece l’umile che è nel nostro cuore, quando come Maria ci fidiamo del Signore e della sua potenza, rispondiamo alla prepotenza con la mitezza, cerchiamo di costruire reti di pace dove c’è tensione e odio. Così non saremo vincenti – perché non potremo ergerci sui troni – ma saremo contenti, perché la gioia sgorga dal bene e non dal male.
Ricordando la figura di San Francesco, ai giovani riuniti ad Assisi pochi giorni fa, papa Leone ha detto che il mondo, in mezzo agli scenari di morte, vede all’opera tantissimi operatori di pace, anche oggi impegnati a servire la vita (6 agosto 2026). Ha ragione Maria: Dio sta ancora rovesciando i potenti dai troni e innalzando gli umili; non lo fa con i metodi dei potenti, per non aggiungere violenza alla violenza; lo fa con i metodi degli umili, lo fa attraverso di noi quando siamo operatori di pace; lo fa attraverso la fitta rete di bene che non si impone con effetti speciali, ma si radica in profondità e costruisce la storia vera, quella degli umili; storia che non finisce quasi mai sui libri, ma si incide nel cuore di Dio.
+ Erio Castellucci






