Omelia nel giorno di Natale 2018

25 dicembre 2018
28-12-2018
La nascita di Cristo a Betlemme, datata e ben localizzata, è stata preceduta da un’altra nascita, prima del tempo.
Questo ci rivela il Prologo del vangelo di S. Giovanni, che abbiamo appena ascoltato, il cui insegnamento è stato riassunto nel Credo della Messa dove professiamo che Cristo è “Nato dal Padre prima di tutti i secoli, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero”. Prima di nascere nella storia e di abitare fra noi Cristo, dunque, esiste da sempre presso Dio.
Ma non solo. Il testo evangelico ci dice anche che tutto ciò che esiste ha ricevuto l’essere e la vita dal Verbo divino e dipende da Lui nel suo esistere. Pertanto, l’uomo, la donna e le meraviglie della natura ci parlano di Lui. Guardando ad essi noi possiamo avere un’idea di chi è Dio.
Con il versetto: “E il Verbo si fece carne” l’evangelista Giovanni ci riporta a contemplare il bambino che è nato a Betlemme. Il Verbo fatto carne è l’avvenimento definitivo della rivelazione e della storia. In Gesù, infatti, noi possiamo vedere Dio perché la carne che il Figlio di Dio ha assunto per mezzo della Vergine Maria è il nuovo tempio della presenza di Dio, è la dimora del Padre e della sua gloria in mezzo agli uomini.
Secondo la dottrina comune di tutta la Bibbia, Dio è invisibile. Anche S. Giovanni, nel testo che abbiamo ascoltato, ripete: Dio nessuno l’ha visto (Gv 1.18). Tuttavia, con l’Incarnazione c’è una persona, Cristo, che afferma il contrario. Egli presentandosi al mondo dice: Chi vede me vede il Padre (Gv 14.9). Con queste parole viene indicata la necessità della mediazione di Gesù per vedere il Padre. Per mezzo di Cristo il volto di Dio diventa accessibile all’uomo. Noi siamo liberati dall’invisibilità di Dio nel Figlio fatto carne.
Alla domanda antichissima e sempre attuale: Dov’è Dio? oggi noi possiamo rispondere: il luogo di Dio è Gesù Cristo che ha accettato di abitare in mezzo a noi come uomo. Nel Figlio di Dio fatto uomo, Dio entra così intensamente nella comunità degli uomini che colui che ascolta Gesù, ascolta il Padre, colui che vede Gesù, vede il Padre; le azioni di Gesù sono direttamente azioni di Dio.
Con l’Incarnazione l’umanità è ormai piena di Dio, la nostra salvezza è avvenuta, ma io non sono salvo e la salvezza non si manifesta finché non riconosco



nel Bambino Gesù il Figlio di Dio. Il Prologo, a questo riguardo, evidenzia un aspetto drammatico: l’uomo non vuole saperne del suo Creatore, che non solo lo ha creato, ma è anche sceso a cercarlo nel suo mondo. Preferisce vivere lontano da Lui, vivere come se Lui non fosse mai venuto fra noi, anzi tenta continuamente di sopprimere i segni della Sua presenza.
A chi lo accoglie e crede in Lui il Verbo di Dio dona il privilegio di diventare figli di Dio. Noi possiamo affidarci e confidare pienamente in Cristo perchè ci ha amati fino a donare la sua vita per noi e con la sua resurrezione continua a vincere le tenebre del male e del peccato.
Il Papa san Leone Magno – ad mondo disilluso e smarrito a causa delle invasioni barbariche e attraversato da una profonda crisi di valori, di civiltà e di spiritualità – la Notte di Natale, grida: “Riconosci o cristiano la tua dignità, e reso partecipe della natura divina, non volere tornare all’abiezione di una tempo con una condotta indegna”.
Lasciamo che questo bambino ci prenda per mano come fa un bambino quando vuole portare i genitori dove sa Lui, e allora egli ci sorprenderà perché ci porterà a contemplare il volto del Padre celeste.