Omelia nella Messa Crismale

28-03-2018
        Lo Spirito del Signore è su di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione”. La pagina evangelica appena proclamata ci riconduce nella sinagoga di Nazareth, dove Gesù, dopo avere letto una pagina del profeta Isaia, attesta: Oggi si è adempiuta questa Scrittura”. Egli, con questa affermazione, manifesta la consapevolezza che le parole di Isaia, che abbiamo ascoltato anche nella prima lettura, vanno interpretate come la prefigurazione della sua vocazione e missione redentiva.
        Nei versetti precedenti a quelli che abbiamo ascoltato l’evangelista Luca precisa che: Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo (Lc. 4,14). La missione redentiva di Cristo trova la sua origine nella potenza dello Spirito Santo che riempie la sua Persona. É lo Spirito che “manda”, che spinge Gesù ad annunciare il lieto messaggio che consiste nel fatto che con la Sua presenza, finalmente l’uomo ritrova la sua grandezza e dignità di figlio di Dio. Lo stesso Spirito che ha unto Cristo e sceso anche su di noi quando, nel giorno della nostra ordinazione sacerdotale, siamo stati segnati con il Sacro Crisma, e cosi siamo divenuti partecipi della stessa consacrazione di Gesù (cfr. Colletta). Quel giorno, Cristo ci ha chiamati a titolo speciale a partecipare al suo sacerdozio per essere a tempo pieno a servizio della gloria del Padre e della salvezza dell’uomo.
        Carissimi fratelli e amici sacerdoti, con affetto e riconoscenza desidero, questa sera, ringraziarvi di cuore per il vostro fedele e perseverante servizio alla nostra amata Chiesa di Carpi. Un pensiero carico di gratitudine vogliamo indirizzarlo, in particolare, a monsignor Rino Bottecchi e a don Francesco Cavazzuti che ricordano il loro sessantesimo di ordinazione sacerdotale e a don Marino Mazzoli e a padre Bonaventura Pini per il loro cinquantesimo. Cari sacerdoti, la vostra partecipazione alla Messa crismale, insieme ai diaconi permanenti e ai fedeli, manifesta l’importanza di essere uniti in comunione con il Vescovo. Oggi, infatti, e la festa della “unita diocesana”: del Presbiterio unito al suo Vescovo, del Vescovo e del suo Presbiterio unito a tutto il Po-  polo di Dio e viceversa. Con l’animo colmo di gioia rinnoveremo, tra poco, le promesse sacerdotali.
        Questo rito ci riporta con la mente ed il cuore al giorno indimenticabile della nostra ordinazione nella quale il Signore Gesù ha impresso, con il dono dello Spirito (un bacio d’amore), un indelebile sigillo nella nostra anima e ci ha configurati a Lui, Eterno e Sommo Sacerdote, per divenire fedeli dispensatori dei Suoi divini misteri. Cari Fratelli nel sacerdozio siamo stati fedeli alle nostre promesse? Penso di potere tradurre questa domanda in una forma ancora più esistenziale: “Sono ancora innamorato di Cristo?”. Spesso noi pensiamo che un sacerdote, per essere veramente tale, deve essere un uomo pieno di capacita, deve sapere dire molte belle parole per convincere gli altri, deve promuovere mille iniziative, dimenticando, forse, che ciò che rende veramente feconda la nostra vita e l’amore per Gesù, che un giorno ci ha incontrato e che ha cambiato in bene la nostra esistenza.
        Sappiamo testimoniare ai nostri fratelli la gioia che nasce da questo incontro? Essere sacerdoti significa vivere questa appartenenza a Gesù! Significa vivere in intimità con Lui per godere della Sua amicizia e desiderare che questa amicizia cresca di giorno in giorno. Come? Esercitandoci perché il nostro modo di pensare, di sentire, di valutare coincida sempre più con il modo di pensare, di sentire, di valutare di Cristo. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, scrive l’Apostolo ai cristiani di Filippi (2.5). Se perdiamo il riferimento a Cristo e inevitabile, nelle circostanze attuali, o cadere nel pessimismo, nel fatalismo e nella sfiducia oppure intraprendere strade di annuncio del Vangelo ed iniziative pastorali dove i protagonisti siamo noi e non il Signore.
        Il Vangelo ci racconta che quando i primi discepoli partirono per predicare il Regno, il Signore agiva con loro e confermava la Parola (Mc 16.20). Così accade anche oggi. Ma per potere sperimentare a presenza del Signore nella nostra azione pastorale e necessario “un cuore innamorato” e non piegare il servizio al Vangelo a visioni personali se non addirittura antagoniste per piacere al mondo. Chiediamo, invece, “Signore custodisci e ravviva in me l’entusiasmo dell’Ordinazione sacerdotale, la passione per la salvezza delle anime, il desiderio di essere vero e autentico testimone del tuo amore!”. Carissimi fedeli, avete oggi davanti a voi tutti i vostri sacerdoti. Essi sono il sacramento di Gesù Cristo: abbiate di essi grande venerazione e pregate per loro, perché non prevalga mai in loro la tristezza del cuore e perché siano attenti dispensatori dei doni della grazia divina, in modo speciale della misericordia di Dio nel sacramento della Confessione e del Pane di vita nell’Eucarestia, vivo memoriale della morte e resurrezione di Cristo. Ci sostenga nel nostro proposito e nel nostro cammino la Vergine Maria, Madre dei sacerdoti. Lei che più di ogni altro ci insegna “quali sentimenti erano di Gesù”, ci aiuti a vivere un amore fatto di contemplazione e di servizio e di redenzione per essere dispensatori della grazia che salva, sempre e dovunque. Preghiamo, infine, per i nostri carissimi Seminaristi. Anche per loro chiediamo non solo che possano crescere in quantità, ma soprattutto in qualità e discernere la volontà di Dio sulla loro vita e desiderare solo ciò che è buono, bello e vero… con gioia e fiducia.
+ Francesco Cavina