Omelia nella Solennità del Corpo e Sangue di Cristo

Basilica Cattedrale ' domenica 25 maggio 2008 ' ore 8
28-05-2008

 



1.        ‘Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno’ (Gv 6,51), ci ha detto Gesù nel Vangelo della Messa solenne che abbiamo partecipato. E’ una ‘parola’ che ci aiuta a riscoprire la forza sempre nuova ed efficace dell’Eucaristia; una ‘parola’ che è luce di verità ed energia di grazia; una ‘parola’ che è anche avvenimento di salvezza; una ‘parola’ che è soprattutto presenza viva e reale di una ‘persona’: una persona che si è totalmente donata, con la sua carne e con il suo sangue, per la vita del mondo: ‘Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo’ (Gv 6,51).


 


2.        Cristo Gesù è la ‘parola’ che diventando pane di vita mantiene ogni promessa, non delude mai, consola gli animi feriti, da’ un senso alle realtà della vita quotidiana, opera in tutta la sua potenza trasformante. Mosè, nella prima lettura dal libro del Deuteronomio, riguardo alla parola di Dio ha raccomandato al suo popolo e oggi raccomanda a noi: ‘Ricordati! Non dimenticare! L’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore’ (Dt 8,2 e 14 e 3).


 


3.        Ogni raccoglimento interiore può favorire una comunione intensa con Cristo, parola e pane di vita. Ma la condizione più propizia a questa profonda attenzione della mente e del cuore, ci è offerta dal silenzio adorante, di cui circondiamo l’Eucaristia. Sembra una presenza muta, mentre in realtà è la più eloquente, perché ci pone in contatto non solo con l’insegnamento evangelico, ma specialmente con lo stesso nostro Salvatore e Signore. Anche le pagine della S.Scrittura, quando sono lette al cospetto del mistero eucaristico, nel silenzio della adorazione, risplendono e si infiammano per l’opera dello Spirito Santo, che Gesù Eucaristia effonde dalla sua pienezza su chi gli è davanti in ascolto orante e affettuoso.


 


4.        La parola vivente di Dio Padre, presente nell’Eucaristia, va accolta e assaporata nel segreto dell’anima. Però non possiamo mai dimenticare che essa ci è data ‘per la vita del mondo’. Il silenzio adorante è quindi la premessa e il continuo alimento dell’annuncio, dell’ansia evangelizzatrice, della testimonianza concreta e gioiosa del Vangelo in ogni istante della nostra vita. Mai come oggi gli uomini aspirano alla ‘vita’; e mai come oggi la insidiano e sembrano quasi disistimarla. L’età media si prolunga sempre più, si combatte con la morte con interventi chirurgici prodigiosi, la cura della buona forma e della salute è diventata una specie di religione ossessiva. Ma tutto ciò è contrastato e quasi smentito dell’imperversare delle guerre, dalle stragi ideologiche, dagli attentati fanatici e vili, dalle vergognose leggi contro le creature umane che ancora non hanno visto la luce, dall’incoscienza con cui spesso si circola sulle nostre strade. Anche la diffusione della droga e la ridicola sessuomania che domina la cultura del nostro tempo danno il loro contributo a una incomprensibile autodistruzione dell’uomo.


 


5.        Questo spettacolo desolante, che ci preoccupa e ci addolora, dà certo una pena infinita anche al cuore di Cristo. Egli però non ci abbandona, non ci abbandona mai quali che siano le nostre prevaricazioni e le nostre insipienze. Il mistero della eucaristia ‘ che lo mantiene veramente, realmente, corporalmente presente in mezzo a noi ‘ è il segno più convincente della fedeltà del Signore Gesù alla famiglia dei figli di Dio, che è anche sua. Infatti in ogni istante del giorno e della notte, in qualche parte della terra, si celebra l’Eucaristia da qualcuno dei quattrocentomila sacerdoti presenti nel mondo: continuamente il Signore Gesù si offre al Padre. Il mondo non può andare perduto, e il Padre, guardando suo Figlio, ci salva, se lo accogliamo con fede e con gioia. Egli infatti non è venuto per giudicare e condannare il mondo, ma per salvarlo (cf Gv 12,47). E del suo ‘Corpo dato’ e del suo ‘Sangue versato’ ha fatto la sorgente inesauribile di una vitalità nuova che, contro la vecchiezza ripetitiva e monotona delle trasgressioni umane, mantiene desto nella nostra coscienza l’ideale di una convivenza più giusta, più illuminata, più libera, più fraterna.


 


6.       Sotto i veli conviviali del pane e del vino, la Parola di Dio si è fatta per noi cibo e bevanda; e noi, che di essa ci nutriamo, dobbiamo diventare parole viventi di Dio per i nostri contemporanei. L’eucaristia, assimilata nella fede e nell’amore operoso, faccia allora di ciascuno di noi un annuncio di verità, di speranza, di gioia, di consolazione e di misericordia per ogni uomo che incontriamo sul nostro cammino.


 


                                                                                      + Elio Tinti, Vescovo